RISO, COPPO (CONFAGRICOLTURA VERCELLI-BIELLA): «L’AROMATICO È UN’OPPORTUNITÀ, PIÙ TUTELE PER I PRODUTTORI»
Dal riso aromatico italiano come alternativa al Basmati alla crisi dei prezzi, dai contratti di filiera alla revisione delle regole sugli scambi internazionali, fino alla gestione dell’acqua. A Risò, il Festival internazionale del riso di Vercelli, Confagricoltura ha rilanciato una strategia che punta a diversificare la produzione nazionale e, nello stesso tempo, a intervenire sulle difficoltà economiche che stanno interessando le aziende risicole. Ne abbiamo parlato con Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella.
È proprio a Vercelli che Confagricoltura ha presentato la proposta di sviluppare una filiera del Riso Aromatico Italiano, affiancandola alle varietà tradizionali e puntando a intercettare una parte del mercato oggi occupato dal Basmati di provenienza soprattutto indiana e pakistana. Il progetto parte ancora da numeri contenuti: secondo Confagricoltura, in Italia la superficie coltivata a riso aromatico assimilabile al Basmati è di circa 260 ettari, oltre 160 dei quali in Piemonte. L'organizzazione agricola propone anche la costituzione di un Consorzio del Riso Aromatico Italiano per rafforzare l'identità del prodotto, aumentarne la riconoscibilità e accompagnare lo sviluppo di una filiera nazionale.
Giansanti: «Una delle peggiori annate degli ultimi anni»
A Risò il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha inserito il progetto dell’aromatico in un quadro più ampio, segnato dalle difficoltà del mercato risicolo e dalle scelte commerciali dell’Unione europea. «Per Confagricoltura il riso è importante. Eventi come Risò servono a dare un valore non solamente commerciale o promozionale, ma anche a dare un messaggio politico significativo, perché per noi il settore del riso è fondamentale. Stiamo attraversando una delle peggiori annate nella storia degli ultimi anni».
Giansanti concentra una parte rilevante della sua critica sulle decisioni assunte a Bruxelles e, in particolare, sulla mancata proroga delle misure di salvaguardia. «Le attività della Commissione europea volte a danneggiare il futuro dei risicoltori italiani ed europei sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Abbiamo fatto una forte azione a Bruxelles nella speranza che le clausole di salvaguardia venissero rinnovate. Ciò non è avvenuto e la Commissione si è presa un’enorme responsabilità». Confagricoltura, aggiunge Giansanti, intende ora proseguire il confronto istituzionale: «Lavoreremo insieme al Governo e al Parlamento europeo per cercare di modificare ciò che di sbagliato è stato individuato da parte del commissario».
Un altro punto sollevato da Giansanti riguarda la reciprocità degli standard applicati alle produzioni europee e a quelle importate. «Stiamo parlando comunque di un prodotto che entra a tutti gli effetti nel mercato italiano ed europeo senza avere quegli stessi standard di sicurezza che i nostri risicoltori oggi stanno garantendo da tempo».
È anche in questo scenario che Confagricoltura colloca la proposta presentata a Vercelli.
«Il riso aromatico nasce anche per cercare di diversificare sempre di più, in un mercato globale, la produzione di riso italiano: una capacità di essere diversi dagli altri, andando a raccontare come il riso italiano sempre di più si qualifichi come un prodotto di altissima qualità, tanto che oggi gli stessi amici giapponesi acquistano riso italiano per poter fare i loro prodotti famosi nel mondo».
Coppo: «L’aromatico può rappresentare un’opportunità importante»
Dal quadro nazionale ed europeo alle prospettive delle imprese risicole del territorio. Con Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella, siamo partiti proprio dalla possibilità di costruire uno spazio commerciale per le varietà aromatiche italiane.
Presidente Coppo, il riso aromatico può rappresentare un’opportunità per i produttori e in quale misura?
«Il riso aromatico può sicuramente rappresentare un’opportunità, anche importante, che si può sviluppare nell’arco di diversi anni, perché è un processo sicuramente lento. Può però rappresentare una diversificazione della produzione di riso nazionale, da inserire in un mercato ricco come quello del Basmati, molto ampio e in piena crescita».
La risicoltura italiana arriva però da due annate non buone, una situazione che interessa direttamente il Piemonte e il Vercellese. Che cosa ha pesato maggiormente e quali sono oggi le prospettive?
«Ha pesato sicuramente il ritorno dell’India sul mercato internazionale, cosa che ha determinato una riduzione dei prezzi internazionali. A questo va aggiunto l’ingresso senza dazio del riso proveniente da Myanmar e Cambogia, che ha fatto sì che il prezzo all’interno dell’Unione europea arrivasse ai minimi storici. Una situazione di questo genere l’abbiamo sopportata per una stagione; per due l’abbiamo sopportata ancora. Se dovesse proseguire in questa direzione, la situazione diventerebbe estremamente difficile, soprattutto per le aziende non particolarmente strutturate».
Per Coppo la risposta alla crisi passa anche dalla costruzione di rapporti economici più stabili lungo la filiera, in particolare tra aziende agricole e industria di trasformazione.
Quale strada può consentire alle aziende di affrontare questa fase?
«La prospettiva è quella di fare in modo che le aziende vengano aiutate dal punto di vista dei costi, cosa che sta già avvenendo per quanto riguarda le spese energetiche, e che vengano stipulati dei contratti di coltivazione. Dal mio punto di vista si dovrebbe determinare uno spread tra un minimo e un massimo: con il minimo a garanzia della produzione e il massimo a garanzia della trasformazione, in modo che entrambi gli anelli della catena siano tutelati».
L’industria risiera è sensibile a un’impostazione di questo tipo?
«L’industria, nella maggior parte dei ragionamenti, è sensibile. Certamente un discorso di questo genere, applicato alla totalità della produzione, non è realizzabile. Penso però che si potrebbe costruire un sistema nel quale si ragioni su una percentuale del 50% della produzione sotto contratto, soprattutto se l’intervento pubblico fosse legato a un contributo a questa filiera».
Mentre si discute la riforma della Politica agricola comune, che cosa chiede il mondo del riso?
Coppo richiama innanzitutto la necessità di aggiornare il sistema di protezione del mercato europeo.
«Il mondo nel frattempo ha fatto il suo progresso, quindi è necessario un aggiornamento dei dazi doganali. Si potrebbe anche chiedere l’attivazione della salvaguardia generale e non quella automatica di cui si è parlato fino allo scorso inverno, prendendo però a riferimento l’agricoltura e non l’industria. La vecchia formula prevedeva che, quando l’industria andava in difficoltà, si potesse attivare una clausola. Prendiamo invece a riferimento l’agricoltura, che in questo momento è già in difficoltà, e vediamo di poter attivare una clausola di salvaguardia».
Acqua e riordino fondiario, le priorità per il territorio
La competitività della risicoltura passa anche dalla gestione del territorio e soprattutto dell’acqua. Un tema particolarmente sensibile nel Vercellese, dove il sistema irriguo è strettamente connesso all'organizzazione fondiaria e alle tecniche di coltivazione.
Agricoltura e territorio, produzioni e disponibilità di acqua: quali sono le priorità che vorrebbe vedere affrontate?
«Riordino fondiario e riordino irriguo. Sono due concetti che noi, come Confagricoltura Vercelli e Biella, abbiamo già espresso. L’uno è legato all’altro. Se fossi in grado di fare un riordino fondiario avrei una sensibile riduzione di quelli che sono i corsi d’acqua secondari».
Il secondo nodo è la capacità del territorio di adattarsi a una disponibilità idrica sempre più irregolare.
«L’acqua è un elemento essenziale. Abbiamo vissuto eventi estremi per i quali si parlava di tempi di ritorno di trent’anni. In realtà abbiamo visto che, nell’ultimo periodo, il ritorno è stato di cinque anni. Noi, nell’area vercellese, viviamo dell’acqua delle nostre montagne e della neve. La modifica delle pratiche agricole ha fatto sì che l’acqua non venga più utilizzata nel momento di maggiore presenza e di maggiore quantità».
Da qui emerge la necessità, indicata da Coppo, di riuscire a intercettare e invasare l’acqua nei periodi in cui è disponibile, per utilizzarla successivamente in funzione delle esigenze delle colture.
Diversificare la produzione e difendere il reddito
La proposta del riso aromatico assume così un significato che va oltre l’introduzione di una nuova tipologia produttiva. Per Confagricoltura la diversificazione può consentire alla risicoltura italiana di presidiare un segmento oggi largamente coperto dalle importazioni, valorizzando origine, qualità e standard produttivi nazionali.
A Vercelli il progetto ha raccolto il parere favorevole di Ente Nazionale Risi, Regione Piemonte e Airi, l’associazione dell’industria risiera italiana. Per Coppo il percorso richiederà tempo e dovrà procedere insieme ad altre questioni decisive per il futuro delle aziende: redditività, contratti di filiera, concorrenza delle importazioni, clausole di salvaguardia e disponibilità della risorsa idrica.
Nel servizio realizzato a Risò sul nostro canale YouTube, le interviste a Massimiliano Giansanti e Benedetto Coppo e gli approfondimenti sulla proposta del Riso Aromatico Italiano, sulla situazione del mercato e sulle prospettive della risicoltura nazionale.