PRANDINI (COLDIRETTI): «SUL RISO SERVONO RECIPROCITÀ, ACCORDI DI FILIERA E UNA NUOVA POLITICA DELL’ACQUA»
Importazioni dal Sud-Est asiatico, differenze negli standard produttivi, disponibilità di acqua e rapporti con l’industria. A Vercelli il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, ha indicato le priorità per tutelare la risicoltura italiana e chiede anche una campagna nazionale di comunicazione dedicata al riso.
Presidente Prandini, perché le attuali regole europee sulle importazioni rappresentano, secondo Coldiretti, un problema per il riso italiano?
«Perché purtroppo le norme applicate fino a oggi, anche nell’ambito degli accordi europei e in particolare nei rapporti con il Sud-Est asiatico, hanno favorito l’importazione di riso coltivato secondo regole completamente diverse da quelle imposte ai nostri agricoltori. Ci sono differenze nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari e anche nelle condizioni di lavoro. In alcuni Paesi denunciamo inoltre il ricorso allo sfruttamento della manodopera minorile, con bambini impiegati senza adeguate tutele e protezioni. Di fronte a tutto questo dobbiamo ricordare ciò che fanno i nostri agricoltori in termini di serietà, professionalità e rispetto delle regole, producendo quello che consideriamo il miglior riso a livello mondiale. Questo valore non può essere cancellato semplicemente da un prezzo più basso. Dobbiamo creare cultura e informazione, affinché venga riconosciuto il giusto valore economico ai sacrifici che gli agricoltori compiono ogni giorno».
Dalla denuncia alle soluzioni: che cosa chiede concretamente Coldiretti?
«Il confronto con le istituzioni diventa determinante per cambiare le regole. Lo abbiamo fatto per altre filiere e oggi è necessario farlo anche per il riso. Allo stesso tempo dobbiamo mettere in campo politiche di carattere nazionale. Una delle priorità riguarda l’acqua. Occorre realizzare bacini di accumulo e intervenire sulla manutenzione di quelli esistenti. Oggi riusciamo a trattenere soltanto una parte limitata dell’acqua disponibile: aumentando la capacità di accumulo potremmo mettere maggiori risorse a disposizione dei nostri agricoltori e affrontare meglio i periodi di siccità che abbiamo osservato negli ultimi anni.
Le proposte sono molte e il confronto con le istituzioni è indispensabile. Ma altrettanto importante è il rapporto con l’industria, attraverso accordi di filiera capaci di garantire un giusto riconoscimento economico al lavoro svolto quotidianamente dai nostri agricoltori».
Il territorio risicolo dispone già di grandi infrastrutture storiche, a partire dal Canale Cavour. Perché insiste sulla necessità di nuovi bacini di accumulo?
«Realizzare bacini di accumulo, piccoli, medi o grandi, diventa indispensabile. L’acqua sarà sempre più un bene prezioso e non riguarda soltanto l’agricoltura, ma molti altri settori produttivi. I territori che non avranno acqua a disposizione rischieranno di perdere anche la capacità di attrarre investimenti, compresi quelli provenienti da altri Paesi e destinati ad altre filiere produttive. Disporre di acqua significa quindi sostenere la produzione agricola, ma anche creare valore economico per l’intero territorio e per i cittadini. È una questione strategica che va affrontata con una visione di lungo periodo».
Accanto alle infrastrutture, lei richiama spesso l'importanza della comunicazione. Che cosa si dovrebbe fare per il riso italiano?
«Dobbiamo continuare a investire sul piano culturale, attraverso campagne di comunicazione e informazione. Abbiamo accolto con grande favore le iniziative del ministro Francesco Lollobrigida per le campagne istituzionali dedicate alla pasta e al comparto lattiero-caseario. Credo sia arrivato il momento di realizzare una campagna analoga per la filiera del riso, facendo conoscere ai consumatori le caratteristiche e la qualità delle varietà che hanno contraddistinto la nostra risicoltura. Abbiamo risi fortemente legati al nostro territorio e al lavoro dei nostri agricoltori: dobbiamo raccontarli meglio e dare loro il valore che meritano».
Per vedere il video dell’intervista al presidente di Coldiretti Ettore Prandini, clicca qui