WORLD DURUM AND PASTA FORUM, LA PASTA CRESCE. LA FILIERA ITALIANA GUARDA AI RACCOLTI ESTERI E ALLA QUALITÀ DEL GRANO

Un mercato della pasta secca da 14,6 miliardi di euro e una filiera italiana chiamata a misurarsi con raccolti, prezzi e scambi internazionali. È il quadro discusso il 25 settembre a Palazzo Brancaccio, a Roma, nella terza edizione del World Durum and Pasta Forum. Produttori agricoli, molini, pastifici e operatori commerciali si sono confrontati sulle prospettive della prossima campagna: per ciascuno di loro conta anche ciò che accade in Canada, Turchia e Nord Africa.

 

La dimensione del mercato spiega perché il confronto vada oltre il raccolto nazionale. Nell’anno concluso il 28 giugno 2026, la rilevazione presentata al Forum su 60 Paesi attribuisce alla pasta secca un valore di 14,6 miliardi di euro, in aumento dello 0,8%, e volumi pari a 6,9 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,4%. L’Europa rappresenta circa metà del mercato rilevato. Sono incrementi contenuti, ma indicano una domanda in crescita mentre l’offerta di grano duro cambia, per quantità e qualità, da una campagna all’altra.

 

Il Canada è uno dei Paesi da osservare. Statistics Canada stima una produzione 2026 di 6,4 milioni di tonnellate di grano duro, il 12,2% in meno rispetto al 2025. Si tratta di una previsione basata sulle condizioni rilevate fino ad agosto, prima delle piogge che hanno rallentato la mietitura. Quantità definitiva e classificazione del prodotto saranno importanti per gli acquisti dei molini. Intanto, secondo le stime dell’International Grains Council riportate dalla Saskatchewan Wheat Development Commission, la produzione mondiale 2026-27 potrebbe raggiungere 38,9 milioni di tonnellate e le scorte finali 9,9 milioni. L’offerta complessiva sarebbe quindi abbondante, pur con incertezze sulla disponibilità di grano delle qualità richieste dall’industria.

 

L’Italia partecipa a questi scambi sia come acquirente di materia prima, sia come esportatrice di pasta. Secondo le elaborazioni ANACER su dati Istat, nel primo semestre 2026 le importazioni di grano duro sono aumentate del 3,8% in quantità, mentre la spesa è diminuita del 10,5%. Nello stesso periodo l’export di pasta è cresciuto del 2,9% in volume, ma ha perso lo 0,5% in valore. Queste cifre non misurano i margini delle imprese; indicano però che più pasta venduta all’estero non si è tradotta, nel semestre, in maggiori ricavi complessivi da quelle esportazioni.

 

Il ricorso alle forniture estere ha una base produttiva. Nel 2025 l’Italia ha importato circa 9,7 milioni di tonnellate di frumento, fra tenero e duro, contro una produzione interna di circa 5,95 milioni. Il confronto riguarda tutto il frumento, non soltanto quello destinato alla pasta. Per il grano duro i dati illustrati al Forum indicano una produzione nazionale 2026 vicina a 3,8 milioni di tonnellate, a fronte di una macinazione media degli ultimi cinque anni compresa tra 6,5 e 6,8 milioni. È una distanza che spiega il ruolo stabile delle origini estere negli approvvigionamenti dei molini italiani.

 

I listini danno una fotografia aggiornata del mercato, senza esaurire i temi affrontati a Roma. Dopo quattro settimane di rialzi, la Commissione unica nazionale del grano duro ha confermato le quotazioni nella seduta del 28 settembre. Il Fino vale 285-290 euro a tonnellata al Sud, 275-280 al Centro e al Nord, 256-261 nelle Isole. Il Fino alto proteico raggiunge 330-335 euro al Sud. La differenza fra le quotazioni delle diverse qualità mostra quanto le caratteristiche della materia prima incidano sulle scelte di acquisto; l’ultima seduta registra una pausa negli aumenti, non un nuovo calo.

 

Dal Forum è arrivata anche una richiesta per la filiera italiana. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha sollecitato accordi di filiera e strumenti finanziari capaci di assicurare agli agricoltori una remunerazione adeguata. Per chi semina, investire nelle varietà richieste e separare il prodotto secondo la qualità ha senso se quel lavoro viene riconosciuto nel prezzo. Per molini e pastifici, la programmazione serve ad avere quantità e caratteristiche della materia prima più prevedibili. Il prossimo raccolto canadese influirà sugli scambi; la questione posta a Roma riguarda anche quanto del valore della pasta venduta nel mondo possa tornare a chi produce grano duro in Italia.