POMODORO DA INDUSTRIA, PRODUZIONE MONDIALE IN CALO. ITALIA A 6,35 MILIONI DI TONNELLATE, SECONDA AL MONDO
Mentre l’offerta mondiale di pomodoro da industria diminuisce, l’Italia va nella direzione opposta. Secondo l’ultimo aggiornamento del World Processing Tomato Council (WPTC), datato 25 settembre, la produzione globale 2026 si fermerà a 39 milioni di tonnellate, il 3,5% in meno rispetto ai 40,43 milioni del 2025. L’Italia è stimata a 6,35 milioni di tonnellate, l’8,7% in più dei 5,84 milioni dello scorso anno, e conferma il secondo posto mondiale dietro gli Stati Uniti e davanti alla Cina.
Il quadro mondiale: calo diffuso, con poche eccezioni
La stima globale ha perso oltre un milione di tonnellate rispetto ai 40,1 milioni presentati dal WPTC a giugno. Il taglio più consistente, all’11 settembre, ha riguardato la Cina; nel complesso hanno pesato caldo, piogge e rese inferiori alle attese. Rispetto al 2025 la California scende a 9,07 milioni di tonnellate (-13,9%), il Canada del 14,8% e il Brasile del 6,9%. Anche negli Stati Uniti nel loro insieme, California più gli altri Stati, la produzione si attesta a circa 9,5 milioni di tonnellate. Crescono invece, oltre all’Italia, la Spagna (+7,9%), la Cina (+5,1%, a 5,15 milioni) e, con volumi minori, Ucraina e Serbia. Il WPTC segnala inoltre che la California potrebbe chiudere vicina o leggermente sopra la stima, mentre quella del Nord della Spagna e quella californiana proseguono fino a ottobre.
Europa, l’Italia guida la crescita
Nell’area mediterranea dell’AMITOM i Paesi Ue aderenti salgono del 5% a 10,917 milioni di tonnellate e l’Italia ne rappresenta circa il 58%. La crescita europea è trainata dall’Italia, con circa 510 mila tonnellate in più rispetto al 2025, e dalla Spagna, che ne aggiunge 190 mila, compensando le flessioni registrate soprattutto in Francia (-27,4%) e Grecia (-14,6%). La Turchia resta stabile a 2,2 milioni di tonnellate e l’Iran cala del 5,6%. Con circa il 16% della produzione mondiale, l’Italia si conferma una delle aree centrali della filiera internazionale del pomodoro trasformato.
Italia: due bacini, due andamenti
Nel Nord la raccolta è partita il 10 luglio, in anticipo sul solito. Secondo l’OI Pomodoro da Industria Nord Italia, al 13 settembre erano state consegnate 2.784.967 tonnellate, sotto le attese, con circa il 15% della superficie ancora da raccogliere. Il WPTC mantiene una previsione di circa 3,25 milioni di tonnellate, precisando che il consuntivo potrebbe risultare più basso, con un rischio al ribasso sul raccolto tardivo.
Il quadro qualitativo lo conferma: il grado zuccherino medio è di 4,83 °Brix contro una media quinquennale di 4,96, sceso a 4,64 nella settimana 37. Il tasso di difettosità è del 5% e l’indice di pagamento del 93%. Il biologico ha raggiunto circa 233 mila tonnellate con 4,86 °Brix. Dopo settimane con temperature superiori alla norma di 4-5 °C, le piogge del 9-11 settembre, tra 15 e 50 millimetri su tutte le aree di coltivazione, hanno interrotto la raccolta per alcuni giorni. Nel Nord il prezzo medio di riferimento dell’accordo quadro del 27 marzo è di 137 euro a tonnellata, premi inclusi.
Nel Centro-Sud, al 13 settembre, risultavano trasformate 2,65 milioni di tonnellate e diversi stabilimenti avevano già chiuso; la previsione resta di circa 3,1 milioni. Il WPTC segnala una maturazione più lenta del previsto e una forte preoccupazione delle industrie per i costi, soprattutto energetici, oltre a quelli di trasporto del fresco. A differenza del 2025, quest’anno non si segnalano problemi rilevanti di disponibilità d’acqua.
Il confronto con il 2025
Secondo Ismea nel 2025 la produzione italiana aveva superato 5,8 milioni di tonnellate su circa 78.700 ettari, con l’aumento dei volumi sostenuto soprattutto dall’espansione delle superfici. Il Nord aveva chiuso con il record di 3.121.617 tonnellate consegnate, ma con rese di 69,3 tonnellate per ettaro, contro una media quinquennale di 73,2, e il 13% in meno del contrattato. Il Centro-Sud aveva raccolto 2,718 milioni di tonnellate su 33.665 ettari, con una resa media di 80,7 tonnellate per ettaro, penalizzato dalla scarsità d’acqua nel Foggiano.
Sul fronte del mercato, il pomodoro trasformato resta uno dei punti di forza dell’agroalimentare italiano. Nella campagna commerciale 2024/25 l’Italia è stata il primo esportatore mondiale di conserve di pomodoro, davanti a Cina, Spagna e Stati Uniti, con esportazioni oltre 2,8 miliardi di euro e un saldo commerciale superiore a 2,5 miliardi, secondo Ismea su dati ITC. Nel Nord i prodotti finiti del 2025 si sono divisi in polpe per il 39%, passate per il 33%, concentrati per il 27% e sughi per l’1%. La quota della passata è salita dal 23% al 33% in dieci anni.
Prospettive
Il 2026 si chiude dunque con un’offerta mondiale ridotta e un’Italia in crescita, ma i 6,35 milioni di tonnellate restano una stima. Soprattutto nel Nord le ultime settimane hanno ridimensionato rese e parametri qualitativi e i consuntivi di fine campagna diranno quanta parte dell’incremento sarà confermata. Per la filiera italiana la sfida passa ora dalla tenuta delle rese, dalla riduzione dei costi di trasformazione e logistica, dalla disponibilità irrigua e dalla ricerca varietale: fattori decisivi per trasformare l’aumento dei volumi del 2026 in un vantaggio competitivo stabile sui mercati internazionali.