TRATTORI, QUASI TRE MORTI SU QUATTRO PER RIBALTAMENTI E SCHIACCIAMENTI. LA SICUREZZA PASSA DAL RINNOVO DEL PARCO MACCHINE

La sicurezza dei trattori agricoli torna al centro del confronto nazionale. I dati presentati ieri al CNEL indicano una media di 132 decessi l’anno negli incidenti agricoli censiti nel periodo 2023-2026, 97 dei quali riconducibili a ribaltamenti o schiacciamenti: il 73,8% del totale. Numeri che riportano l’attenzione su tre questioni ancora aperte: vetustà del parco macchine, adeguamento dei mezzi esistenti e applicazione effettiva della revisione periodica.


L’elaborazione illustrata da Federacma considera per il 2026 i dati disponibili fino al 30 settembre, successivamente annualizzati. Nel dettaglio, i decessi censiti sono stati 149 nel 2023, 126 nel 2024 e 123 nel 2025; nei primi nove mesi del 2026 se ne contano 97. Per ribaltamento o schiacciamento le vittime risultano rispettivamente 117, 93, 86 e 70 nei primi nove mesi di quest’anno.

 

La metodologia impone cautela nella lettura: il monitoraggio comprende le persone coinvolte in incidenti durante operazioni agricole indipendentemente dal mezzo utilizzato e, nelle comparazioni regionali, rapporta i decessi alla popolazione residente, non agli addetti agricoli, alle ore lavorate o al numero di macchine impiegate. Lo stesso documento precisa quindi che il confronto territoriale ha valore descrittivo e non causale.


Il problema del trattore rimane comunque ben documentato anche da fonti indipendenti. Secondo l’INAIL un terzo degli incidenti mortali analizzati nelle lavorazioni agricole nel triennio 2017-2019 vedeva coinvolto un trattore. L’Istituto individua nel capovolgimento uno dei principali fattori di rischio e indica nelle strutture ROPS contro il ribaltamento e nei sistemi di ritenzione del conducente due elementi fondamentali di prevenzione.

 

Il problema dei trattori più vecchi

 

A pesare è soprattutto l’età di una parte consistente del parco nazionale. Federacma stima circa 2,15 milioni di trattori in circolazione, dei quali 1,2 milioni privi di cinture di sicurezza integrate e circa 670 mila senza sistemi anti-ribaltamento. Sono stime dell’organizzazione di categoria, anche se l’elevata presenza di macchine datate trova conferma nelle analisi istituzionali. L’INAIL rileva infatti che in Italia sono ancora utilizzati numerosi trattori agricoli e forestali immatricolati da oltre 25 anni e originariamente privi dei principali dispositivi di protezione.


Per i mezzi recuperabili la strada non passa necessariamente dalla sostituzione. Le norme sulla sicurezza prevedono l’adeguamento dei trattori già in uso e l’INAIL dispone di specifiche linee tecniche per strutture contro il capovolgimento e sistemi di ritenzione. Nel 2026 è inoltre diventato operativo un intervento ISMEA da 10 milioni di euro che finanzia, tra l’altro, ROPS, dispositivi di segnalazione delle cinture, telecamere, sensori e indicatori di pendenza, con contributi fino all’80% della spesa ammissibile.

 

Revisione, un percorso iniziato nel 1992

 

Rimane aperta la questione della revisione periodica. L’articolo 111 del Codice della strada ne pose le basi già nel 1992 e il decreto interministeriale del 20 maggio 2015 definì il calendario della revisione generale delle macchine agricole e operatrici. L’attuazione complessiva del sistema ha però accumulato ritardi.


Un primo segmento operativo riguarda oggi i trattori a ruote “veloci” delle categorie T1b, T2b, T3b, T4b e T5, disciplinati dal decreto dirigenziale MIT 494 del novembre 2025. Anche qui sono emerse difficoltà applicative: il Ministero è intervenuto con chiarimenti nel marzo scorso e a giugno ha prorogato al 31 dicembre 2026 l’attuazione delle disposizioni per i trattori interessati immatricolati dal 2017 al 2019.

 

Rottamazione e adeguamento: la proposta sul tavolo

 

Nel confronto al CNEL Federacma ha rilanciato un piano quinquennale da 350 milioni di euro, 70 milioni l’anno dal 2027 al 2031, per favorire la rottamazione dei trattori più obsoleti, affiancato da 25 milioni annui per mettere in sicurezza quelli tecnicamente recuperabili. La proposta comprende anche la costruzione di una rete di officine qualificate e un rafforzamento dei controlli. Si tratta, allo stato attuale, di una proposta della Federazione, non di un programma finanziato. Il tema posto al CNEL va però oltre l’interesse della categoria dei rivenditori: rinnovo, adeguamento tecnico, manutenzione, formazione degli operatori e controlli costituiscono parti dello stesso sistema di prevenzione. Il CNEL, al termine dell’incontro, ha richiamato proprio la necessità di integrare tecnologia, formazione e politiche pubbliche, con particolare attenzione alle piccole imprese e alle aziende delle aree interne.