MENSE SCOLASTICHE, A PIACENZA MENO CARNE SUINA. CONFAGRICOLTURA: «VALORIZZARE ANCHE I PRODOTTI DEL TERRITORIO»
Dal nuovo menu autunno-inverno delle mense scolastiche piacentine escono alcune preparazioni a base di carne suina e la decisione apre un confronto tra criteri nutrizionali, gradimento dei bambini e valorizzazione delle produzioni agroalimentari locali. A intervenire è ora Confagricoltura Piacenza, che chiede di non impoverire l’offerta e di valutare soluzioni alternative. Il nuovo menu è predisposto dal Servizio dietetico dell’Ausl per nidi, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Il Comune di Piacenza precisa che le scelte vengono effettuate da dietisti e medici sulla base delle indicazioni nutrizionali e dei Larn, tenendo conto anche del gradimento dei bambini e delle osservazioni raccolte attraverso le Commissioni mensa.
Al centro della discussione sono finite soprattutto coppa e lonza. Secondo quanto spiegato dall'amministrazione comunale sulla coppa erano state raccolte segnalazioni relative alla difficoltà di somministrazione ai bambini più piccoli e al rischio di soffocamento, mentre la lonza risultava poco gradita e frequentemente lasciata nei piatti. Per il prosciutto cotto il Comune parla invece di normale rotazione degli alimenti nella costruzione dei menù. Su questa impostazione interviene Giovanna Parmigiani, presidente della Sezione suinicola di Confagricoltura Piacenza, allevatrice già componente della giunta nazionale di Confagricoltura. L'organizzazione agricola evita di entrare direttamente nella polemica politica e pone l'accento sulla possibilità di mantenere una maggiore varietà dell'offerta.
«Ci sembra quantomeno riduttivo decidere di estromettere un prodotto di comprovata salubrità e qualità», afferma Parmigiani, che propone di ragionare sulle alternative disponibili senza rinunciare completamente ai prodotti suini. Tra le possibilità indicate, l'affiancamento di preparazioni differenti, come la fesa di tacchino cotta al forno. Sulla lonza, Confagricoltura sostiene invece che anche le modalità di preparazione possano incidere sulla consistenza e quindi sul gradimento dei bambini.
La questione assume un significato particolare a Piacenza, territorio nel quale la salumeria è parte integrante della filiera agroalimentare. La provincia può contare su tre denominazioni tutelate – Coppa Piacentina DOP, Pancetta Piacentina DOP e Salame Piacentino DOP – prodotte nell'intero territorio provinciale. La Coppa Piacentina è una DOP dal 1996 e il suo disciplinare è stato ulteriormente aggiornato nel 2025.
Il confronto non riguarda però soltanto la valorizzazione delle produzioni locali. Le linee nazionali del Ministero della Salute attribuiscono alla ristorazione scolastica una funzione sanitaria ed educativa e indicano come obiettivo prioritario la costruzione di modelli alimentari equilibrati, basati sulle evidenze scientifiche.
Anche il servizio di refezione del Comune di Piacenza prevede normalmente secondi piatti a rotazione tra carne, pesce, formaggi, salumi, uova e preparazioni vegetali o a base di legumi. Sono inoltre previste diete specifiche per ragioni mediche, religiose o etiche. Confagricoltura chiede quindi che, all'interno di questi criteri, venga considerato anche il rapporto con le produzioni del territorio. «L'invito è a non fare una corsa al ribasso miope», conclude Parmigiani.
La discussione aperta a Piacenza pone così una questione più ampia per la ristorazione collettiva: trovare un equilibrio tra qualità nutrizionale, sicurezza, gradimento, costi e rapporto con le filiere agricole locali. Un equilibrio nel quale la valorizzazione delle produzioni tipiche può trovare spazio, purché inserita all'interno dei criteri nutrizionali e sanitari che regolano l'alimentazione scolastica.