BILANCIO UE 2028-2034, L’IRLANDA PROPONE TAGLI PER 141 MILIARDI. AGRICOLTORI CONTESTANO LA RIDUZIONE DELLE RISORSE

La presidenza irlandese propone un bilancio da 1.622 miliardi di euro, inferiore dell’8% rispetto al progetto della Commissione. Germania, Austria, Paesi Bassi e Svezia chiedono ulteriori riduzioni, mentre la Danimarca contesta i tagli alle nuove priorità europee. Italia e Parlamento europeo difendono una dotazione più consistente. Confagricoltura, CIA e Copa-Cogeca chiedono maggiori garanzie per le imprese agricole.

 

Un bilancio più contenuto per trovare l’accordo tra i Ventisette

 

Un taglio di 141 miliardi di euro rispetto alla proposta della Commissione europea, pari all’8% della spesa prevista per il periodo 2028-2034. È il compromesso presentato il 10 ottobre dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea, con un documento negoziale denominato Negotiating Box, o Negobox, che riapre il confronto tra i governi sul futuro bilancio comunitario.

La proposta prevede impegni di spesa per circa 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti del 2025, equivalenti a circa 1.825 miliardi a prezzi correnti. La dotazione rimarrebbe superiore a quella dell’attuale programmazione, ma inferiore alle richieste della Commissione e del Parlamento europeo.


Il documento costituisce una base di trattativa. L’obiettivo della presidenza irlandese è avvicinare le posizioni dei Ventisette e raggiungere un accordo politico entro la fine dell’anno, per consentire l’approvazione dei regolamenti attuativi nel 2027 e l’avvio della nuova programmazione il 1° gennaio 2028. Il confronto riguarda la distribuzione delle risorse tra le politiche tradizionali dell’Unione, come agricoltura e coesione territoriale, e le nuove priorità strategiche, dalla competitività industriale alla ricerca, dalla sicurezza alla difesa.

 

Agricoltura e coesione, confermato il sostegno minimo al reddito

 

La proposta irlandese assegna circa 914 miliardi di euro alla rubrica che comprende agricoltura, coesione economica e territoriale, sviluppo rurale, pesca e altri interventi. La riduzione complessiva rispetto al progetto della Commissione è del 3%.

Per quanto riguarda la Politica agricola comune il finanziamento minimo garantito per il sostegno al reddito degli agricoltori rimane invariato: circa 261 miliardi di euro a prezzi costanti del 2025, equivalenti a circa 293,7 miliardi a prezzi correnti. Calcolati sulla stessa base monetaria, gli importi coincidono con quelli previsti dalla Commissione europea.


Per la politica di coesione vengono invece previsti circa 410 miliardi di euro, con un incremento di 5,2 miliardi rispetto alla proposta iniziale. Rimangono tuttavia aperte questioni importanti per l’agricoltura. La principale riguarda il finanziamento complessivo della PAC, che nella nuova programmazione verrebbe inserita nei Piani nazionali e regionali di partenariato, insieme ad altre politiche europee.


Un altro elemento controverso è la riduzione della rete di sicurezza agricola, la Unity Safety Net, destinata ad affrontare crisi ed emergenze. La proposta irlandese ne ridimensiona la dotazione del 30% rispetto al progetto della Commissione, portandola da 900 a 630 milioni di euro annui a prezzi correnti. Nell’arco dei sette anni la differenza ammonta a circa 1,9 miliardi di euro. L’importo rimarrebbe comunque superiore ai 450 milioni annui dell’attuale riserva agricola.

 

Competitività, ricerca e cooperazione: dove si concentrano i tagli

 

Le riduzioni più consistenti riguardano le nuove priorità europee. La rubrica che comprende competitività, ricerca e sicurezza scenderebbe a circa 456 miliardi di euro, con una diminuzione di 66,6 miliardi rispetto alla proposta della Commissione.

Per l’azione esterna, che comprende cooperazione internazionale e partenariati con i Paesi terzi, la dotazione verrebbe ridotta di 33 miliardi, a circa 157 miliardi.


Rimarrebbero invece invariati i 149,3 miliardi destinati al rimborso del debito contratto attraverso NextGenerationEU.

Le riduzioni interessano un insieme di programmi strategici, tra cui quelli destinati alla ricerca scientifica e tecnologica, con Horizon Europe tra gli strumenti principali. La ripartizione definitiva delle risorse tra i singoli programmi rimane oggetto del negoziato.

La presidenza irlandese sottolinea che, anche dopo le riduzioni proposte, gli stanziamenti per competitività e sicurezza rimarrebbero sensibilmente superiori a quelli dell’attuale programmazione.


Il confronto si inserisce in un quadro internazionale caratterizzato dalla competizione economica e tecnologica con Stati Uniti e Cina, dalle trasformazioni delle politiche commerciali e industriali e dalle nuove esigenze di sicurezza. L’Unione deve finanziare queste priorità mantenendo al tempo stesso il sostegno alle proprie attività produttive e ai territori.


Germania, Austria e Paesi Bassi chiedono ulteriori riduzioni


La proposta irlandese incontra le riserve di diversi governi favorevoli a un bilancio europeo più contenuto.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz considera insufficienti i tagli proposti, mentre l’Austria chiede una riduzione di diverse centinaia di miliardi di euro e il mantenimento degli sconti sui contributi nazionali. Anche i Paesi Bassi giudicano inaccettabile il documento. La Svezia lo definisce irragionevole, mentre la Danimarca ritiene che la proposta non fornisca risorse adeguate per affrontare le principali sfide europee, dalla sicurezza alla competitività economica e tecnologica.


La posizione danese, illustrata da fonti europee, evidenzia in particolare la concentrazione dei tagli sulle nuove priorità dell’Unione. Copenaghen richiama le esigenze di sicurezza, la crisi energetica, le difficoltà occupazionali collegate alle pratiche commerciali sleali e il ritardo europeo nell’innovazione. Per i governi favorevoli a una riduzione della spesa, la sostenibilità del nuovo quadro finanziario deve essere valutata anche in relazione all’aumento dei contributi nazionali e alle esigenze dei bilanci pubblici. Il confronto riguarda quindi sia la dimensione complessiva del bilancio sia la distribuzione delle risorse tra le politiche tradizionali e le nuove priorità dell’Unione.

 

Italia, Foti difende il bilancio e Lollobrigida contesta il taglio alle emergenze

 

L’Italia sostiene il mantenimento di una dotazione europea adeguata alle politiche tradizionali, con particolare attenzione all’agricoltura e alla coesione territoriale. La posizione italiana è favorevole a conservare la dimensione complessiva della proposta originaria della Commissione, pari a circa 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti.


Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha ribadito che «modernizzare non può significare ridimensionare la politica di coesione e la politica sull’agricoltura», richiamando la necessità di salvaguardare le risorse destinate alle politiche tradizionali dell’Unione. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha rivendicato la salvaguardia dei fondi strutturali destinati agli agricoltori, contestando tuttavia il taglio di 2,5 miliardi di euro al fondo per le emergenze agricole, che ha definito una «follia» durante la Biennale dell’economia cooperativa del 10 ottobre. La posizione italiana si inserisce nell’iniziativa politica che ha riunito 17 Stati membri a sostegno di un rafforzamento delle politiche tradizionali dell’Unione.


Per il nostro Paese, il risultato del negoziato avrà conseguenze dirette sugli investimenti delle imprese agricole, sullo sviluppo rurale, sui programmi regionali e sugli strumenti per affrontare gli eventi climatici estremi.

 

Parlamento europeo, i relatori respingono la proposta irlandese

 

Il documento presentato dalla presidenza irlandese incontra anche la netta contrarietà dei principali relatori del Parlamento europeo.

Il 10 ottobre Siegfried Mure?an, del Partito popolare europeo, e Carla Tavares, del gruppo Socialisti e Democratici, correlatori per il quadro finanziario pluriennale, hanno respinto la proposta, insieme ai correlatori per le risorse proprie Danuše Nerudová e Sandra Gómez López.


Secondo i parlamentari, una riduzione dell’8% rispetto alla proposta della Commissione indebolirebbe la capacità dell’Unione di finanziare competitività, difesa, sicurezza, agricoltura e coesione, determinando un finanziamento insufficiente dell’agricoltura e una riduzione del sostegno alle regioni. I relatori ritengono che il documento irlandese non possa costituire la base per un accordo, considerando che il Parlamento ha già chiesto un bilancio più consistente per sostenere le priorità europee.


Nella posizione adottata il 28 aprile il Parlamento europeo ha chiesto un bilancio di 1.789 miliardi di euro a prezzi costanti del 2025, pari all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’Unione, cui aggiungere 149,3 miliardi per il rimborso del debito NextGenerationEU, da contabilizzare separatamente rispetto alle risorse destinate alle politiche europee. La posizione parlamentare costituisce un elemento rilevante del negoziato, poiché il regolamento sul quadro finanziario pluriennale richiede l’unanimità del Consiglio e l’approvazione del Parlamento europeo.

 

Confagricoltura, Giansanti: il taglio alla PAC penalizza le imprese

 

Le organizzazioni agricole europee e italiane esprimono una valutazione critica della proposta irlandese.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che guida anche il Copa, sostiene che il documento confermi il taglio del 20% alla PAC già presente nel progetto iniziale della Commissione.


«Non si tratta di un buon risultato», dichiara Giansanti, «in un momento in cui l’agricoltura è saldamente collegata alla sicurezza dell’Unione». Il presidente di Confagricoltura ricorda inoltre che «il cibo è potere».

Per il presidente di Confagricoltura, la riduzione delle risorse agricole penalizza le imprese, il settore produttivo e la competitività europea. Giansanti ricorda che Confagricoltura si attendeva l’aggiunta del Rural target, l’anticipo dei due terzi dei fondi dell’agricoltura e della coesione e il conteggio dell’inflazione. Il documento irlandese, secondo il presidente dell’organizzazione, rimane molto distante da queste aspettative.


Il Rural target è presente nel quadro negoziale, ma rimane controversa la sua capacità di garantire risorse effettivamente vincolate all’agricoltura. Giansanti esprime inoltre apprezzamento per l’iniziativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha contribuito alla costituzione di un gruppo di 17 Paesi impegnati a chiedere una revisione della proposta.

 

Copa-Cogeca: a rischio il carattere comune della PAC

 

Una posizione analoga emerge da Copa-Cogeca, l’organizzazione che riunisce gli agricoltori e le cooperative agricole europee.

Le organizzazioni denunciano una riduzione superiore al 20% delle risorse della PAC, senza considerare gli effetti dell’inflazione. Anche in questo caso il comunicato non specifica puntualmente il termine numerico di confronto.


La critica riguarda inoltre la struttura della futura politica agricola. Secondo Copa-Cogeca, l’inserimento dei finanziamenti nei Piani nazionali e regionali di partenariato rischia di frammentare una politica finora comune e integrata, con conseguenze per il funzionamento del mercato unico. L’organizzazione denuncia in particolare il rischio di perdere la struttura storica, l’autonomia e il carattere comune della PAC, elementi che il comunicato indica come una linea rossa.


Copa-Cogeca sottolinea inoltre che le risorse aggiuntive prospettate dalla Commissione rimarrebbero alla discrezione degli Stati membri, senza garanzie vincolanti sulla loro destinazione agricola. L’organizzazione deplora anche la riduzione della Unity Safety Net, la rete di sicurezza destinata ad affrontare le crisi agricole. La questione sarà discussa durante il Congresso europeo degli agricoltori, in programma a Stoccolma nella settimana del 12 ottobre, dove verranno valutate ulteriori iniziative comuni.

 

Cia, Fini: 294 miliardi non bastano. Protesta davanti a Montecitorio

 

Anche CIA-Agricoltori Italiani contesta il documento irlandese. Il presidente nazionale Cristiano Fini ritiene insufficienti i circa 294 miliardi di euro destinati al sostegno agricolo e chiede che le eventuali risorse aggiuntive siano effettivamente vincolate all’agricoltura.

La principale richiesta riguarda la destinazione delle risorse che potrebbero derivare dal Rural target del 10% e dalla revisione intermedia della programmazione.


Secondo CIA questi strumenti potrebbero mettere a disposizione dell’agricoltura italiana circa un miliardo di euro aggiuntivo rispetto all’attuale dotazione della PAC. Lasciare la destinazione dei fondi alla discrezionalità degli Stati membri, osserva l’organizzazione, non offrirebbe garanzie adeguate alle imprese e potrebbe accentuare le differenze competitive all’interno dell’Unione. CIA chiede quindi disposizioni legislative chiare e vincolanti, che assicurino la destinazione agricola delle risorse aggiuntive. La questione sarà anche al centro della mobilitazione nazionale annunciata dall’organizzazione davanti a Montecitorio, a partire da domani.

 

Risorse proprie e sconti ai contributori, il confronto sulle entrate

 

Il negoziato riguarda anche le modalità di finanziamento del bilancio europeo. La proposta irlandese mantiene sul tavolo cinque nuove fonti di entrata, con un gettito complessivo stimato di circa 55 miliardi di euro annui. Tra queste figurano i contributi delle grandi imprese, le entrate collegate al tabacco e ai rifiuti elettronici non raccolti, una quota dei proventi del sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS) e del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM).


Per quest’ultimo strumento, la presidenza irlandese propone di aumentare dal 75 al 90% la quota delle entrate destinata al bilancio europeo. Le nuove risorse proprie potrebbero contribuire a finanziare le politiche comuni, contenendo l’aumento dei trasferimenti dai bilanci nazionali. Rimane controversa anche la questione degli sconti sui contributi, denominati rebates, attualmente riconosciuti a Germania, Paesi Bassi, Svezia, Austria e Danimarca. Il documento irlandese mantiene aperte le alternative tra eliminazione e conservazione di queste correzioni. La definizione delle entrate sarà quindi parte integrante del compromesso finale, insieme alla distribuzione della spesa.

 

Le prossime tappe: vertice europeo e Consiglio Agrifish


Il documento irlandese sarà esaminato dal Consiglio Affari generali di martedì 13 ottobre e successivamente dai capi di Stato e di governo nel Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Un secondo appuntamento importante per l’agricoltura è previsto il 26 e 27 ottobre a Lussemburgo, quando il Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea, l’Agrifish, tornerà a discutere la riforma della PAC successiva al 2027. La presidenza irlandese punta a raggiungere in quella sede un orientamento generale parziale sul regolamento della futura politica agricola. L’obiettivo è definire una posizione negoziale del Consiglio sulle disposizioni per le quali sarà possibile trovare un’intesa, proseguendo il confronto sugli aspetti ancora aperti.


I due percorsi procedono quindi parallelamente: da una parte la definizione delle risorse finanziarie, dall’altra il confronto sulle regole che disciplineranno il sostegno alle imprese agricole dal 2028.

 

Le prospettive: competitività europea e futuro dell’agricoltura italiana

 

La proposta irlandese cerca di conciliare due esigenze: contenere la crescita del bilancio europeo e mantenere finanziamenti adeguati alle principali politiche comuni. Tra gli elementi favorevoli al compromesso figurano la conferma della garanzia minima per il sostegno al reddito agricolo, il leggero incremento delle risorse per la coesione e la possibilità di avvicinare le posizioni dei governi.

Le criticità riguardano invece la riduzione degli stanziamenti per ricerca e competitività, la minore disponibilità degli strumenti per affrontare le crisi agricole e l’incertezza sulla destinazione effettiva delle risorse aggiuntive alla PAC.


Sul piano internazionale l’Unione europea deve confrontarsi con economie che investono ingenti risorse pubbliche in innovazione, industria, energia e sicurezza. In questo quadro, anche la capacità di produrre alimenti assume un valore strategico, collegato alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’autonomia economica. Sul piano europeo, il negoziato definirà l’equilibrio tra le nuove priorità e le politiche che hanno accompagnato l’integrazione comunitaria, a partire dall’agricoltura e dalla coesione territoriale.

Per l’Italia, infine, la questione riguarda la disponibilità di risorse per sostenere il reddito delle imprese agricole, promuovere investimenti, favorire il ricambio generazionale, migliorare le infrastrutture e affrontare i rischi climatici e di mercato.

 

La conferma della dotazione minima per il sostegno al reddito costituisce un elemento di continuità rispetto alla proposta della Commissione, ma lascia aperto il confronto sul finanziamento complessivo della PAC. Le decisioni sulle altre componenti della politica agricola, sulle risorse per lo sviluppo rurale e sulla loro distribuzione tra gli Stati membri determineranno le conseguenze concrete per le imprese italiane.