RIPRISTINO DELLA NATURA, L’ITALIA INVIA IL PIANO A BRUXELLES: AGRICOLTURA E FORESTE TRA I SETTORI COINVOLTI

Il 25 settembre scorso l’Italia ha trasmesso  alla Commissione europea la bozza del Piano nazionale di ripristino della natura, lo strumento con cui dovrà essere applicato il Regolamento Ue 2024/1991. Il documento, reso pubblico dal Ministero dell’Ambiente il 7 ottobre, passa ora all’esame di Bruxelles: la Commissione avrà sei mesi per formulare osservazioni e raccomandazioni, mentre la versione definitiva dovrà essere presentata entro il 1° settembre 2027.


La proposta italiana individua interventi con orizzonti al 2030, 2040 e 2050 e coinvolge ecosistemi terrestri, marini, agricoli, forestali, urbani e fluviali. Fino al 2030 una parte rilevante delle azioni sugli habitat di interesse europeo sarà concentrata nella rete Natura 2000, che interessa circa il 19,4% del territorio terrestre italiano e il 6,4% delle acque marine.

 

Per l’agricoltura il Piano punta soprattutto sul rafforzamento della biodiversità degli agroecosistemi, sulla tutela degli impollinatori e sul miglioramento della qualità dei suoli. Tra le azioni indicate figurano il mantenimento o la creazione di siepi, filari, fasce tampone, boschetti, stagni, terrazzamenti e muretti a secco, insieme alla diffusione di pratiche estensive e dell’agricoltura biologica. Sul suolo vengono richiamati anche minima lavorazione o semina su sodo, rotazioni, fertilizzanti organici e una gestione programmata dell’irrigazione e del drenaggio.

 

Il Piano riconosce nello stesso tempo che la transizione potrà determinare, in alcuni casi e nel breve periodo, riduzioni delle superfici coltivabili e maggiori costi per le imprese, rendendo necessario trovare un equilibrio tra conservazione degli ecosistemi e produzione agricola. L’obiettivo indicato dal documento è ottenere nel lungo periodo una maggiore resilienza degli agroecosistemi, anche rispetto a siccità, erosione e cambiamenti climatici.

 

Un capitolo specifico riguarda le foreste, con interventi di gestione prossima alla natura, rinaturalizzazione delle formazioni artificiali, aumento della diversità strutturale e della connettività ecologica. Per gli impollinatori è previsto inoltre l’avvio dalla primavera 2027 di un sistema standardizzato di monitoraggio nazionale.

 

Particolarmente delicato il quadro finanziario. Il documento chiarisce che le cifre disponibili non rappresentano ancora il fabbisogno definitivo e che circa il 33% delle misure è tuttora privo di una stima finanziaria. Le risorse dovrebbero arrivare da PAC, LIFE, Interreg, Horizon Europe, PNRR, Fondo sviluppo e coesione e altri fondi nazionali e regionali. Nell’Accordo per la coesione MASE-FSC 2021-2027 risultano già destinati 82,4 milioni di euro all’attuazione del Piano, con 83 progetti regionali raccolti. Il futuro quadro europeo di finanziamento rimane però ancora da definire.

 

Il confronto con il mondo agricolo accompagnerà quindi anche la prossima fase, in particolare per quanto riguarda la tutela delle superfici produttive, la pioppicoltura e le aree perifluviali, sulla necessità di compensazioni adeguate e sul coinvolgimento stabile delle organizzazioni agricole nell’attuazione e nel monitoraggio del Piano.


La proposta inviata a Bruxelles non rappresenta dunque il punto di arrivo. Lo stesso Piano precisa che misure, localizzazione degli interventi e stime finanziarie dovranno essere progressivamente aggiornate sulla base degli approfondimenti tecnici e del confronto con la Commissione europea.