AGRICOLTURA, CIA MANIFESTA A MONTECITORIO. COSTI E REDDITI AL CENTRO DELLE PROTESTE DA ROMA ALLA PUGLIA
È iniziato ieri davanti a Montecitorio il presidio nazionale della Cia, che chiede interventi sui costi di produzione e sulla remunerazione delle imprese. La mobilitazione prosegue oggi e riprenderà il 20, 21 e 22, secondo il calendario aggiornato dell’organizzazione. Intanto, soprattutto in Puglia, le manifestazioni sul caro gasolio si affiancano a quelle degli olivicoltori per il calo dei prezzi dell’olio. Iniziative con promotori e rivendicazioni differenti, che esprimono una preoccupazione comune: la possibilità di mantenere un reddito adeguato mentre aumentano le spese necessarie per produrre.
Le richieste di Cia
Con lo slogan «I conti non tornano», Cia porta a Roma la richiesta di rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, estendendo il sostegno oltre gli acquisti coperti fino a maggio, e di destinare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche agli altri rincari produttivi. L’organizzazione sollecita inoltre nuove risorse per Agricoltura 4.0, aggregazioni più forti tra produttori, un maggiore ruolo delle interprofessioni e controlli sulle pratiche commerciali sleali.
Il presidente Cristiano Fini propone un’alleanza tra agricoltori e consumatori, legando la remunerazione del lavoro nei campi all’accessibilità del cibo e alla continuità delle attività produttive nei territori. La questione posta dal presidio riguarda dunque sia gli interventi immediati sui costi sia la distribuzione del valore lungo la filiera.
Prezzi all’origine e spesa delle famiglie
Le difficoltà delle imprese si inseriscono in un quadro di rincari per i consumatori. Secondo le stime preliminari Istat, a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, mentre i prezzi degli alimentari non lavorati sono aumentati del 5,5%. Nell’analisi diffusa in occasione del presidio, Cia segnala per settembre un prezzo delle carote di 0,28 euro al chilo all’origine e di 1,46 euro al dettaglio, con una differenza del 421%; per l’uva da tavola indica rispettivamente 0,58 e 2,99 euro, pari al 416%. Sul versante delle spese aziendali, l’organizzazione riporta ad agosto un aumento annuo del 40% per i carburanti agricoli e del 12% per i fertilizzanti.
Questi confronti richiamano il tema della remunerazione dei produttori. Per valutare come si distribuisce il valore, tuttavia, occorre considerare anche selezione, confezionamento, scarti, conservazione, trasporto e vendita, confrontando prodotti di qualità e caratteristiche omogenee. La differenza tra prezzo agricolo e prezzo al dettaglio comprende i costi dei passaggi successivi alla produzione; l’accertamento di eventuali pratiche sleali richiede verifiche specifiche.
Le mobilitazioni in Puglia
Nel Mezzogiorno, il caro carburante si intreccia con problemi di mercato particolarmente avvertiti dalla filiera olivicola. Ieri, a Canosa di Puglia, agricoltori con trattori e camion hanno percorso la strada provinciale 2 per richiamare l’attenzione sui costi del gasolio e dell’energia, anche per l’irrigazione, e sulla remunerazione delle produzioni in vista della campagna olivicola.
A Bari, lunedì 12 ottobre, si è svolta davanti alla Prefettura la manifestazione promossa da Orgoglio Olivicolo, sostenuta da Confagricoltura Bari-Bat. L’associazione chiede il riconoscimento dello stato di crisi del settore, la tracciabilità elettronica dei trasporti di olive e olio, controlli antifrode e misure di ritiro e stoccaggio per sostenere i prezzi alla produzione. A queste richieste affianca sostegni finanziari ai frantoi e interventi regionali per compensare il caro carburante. Un’altra mobilitazione, organizzata da Coldiretti Puglia, è prevista oggi a Bari, con un corteo diretto alla sede dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Sono tutte iniziative che chiedono allo Stato e alle Regioni attenzione al reddito delle imprese.
Il confronto con le istituzioni
Una presa di posizione politica sulla crisi olivicola è arrivata dai sindaci e dagli amministratori dell’area metropolitana di Bari e della provincia di Barletta-Andria-Trani. Dopo l’incontro dell’8 ottobre in Prefettura con i rappresentanti degli olivicoltori, hanno annunciato l’intenzione di portare nei consigli comunali ordini del giorno a sostegno del comparto e hanno chiesto al Governo provvedimenti urgenti. Le richieste riguardano sostegni economici, accesso al credito, stoccaggio dell’olio e tracciabilità.
Il tema dei carburanti coinvolge anche la logistica: nel Sud sono state segnalate manifestazioni spontanee di agricoltori e autotrasportatori, mentre imprese di trasporto di Sicilia e Calabria hanno annunciato un fermo dal 16 al 20 ottobre. Secondo i promotori, i mezzi resteranno nei piazzali delle aziende aderenti. È una vertenza distinta da quelle agricole, ma la movimentazione delle merci riguarda direttamente anche la commercializzazione dei prodotti deperibili. Dal presidio nazionale alle iniziative territoriali emerge così una domanda di interventi che combina esigenze immediate di liquidità e contenimento dei costi con misure sulla trasparenza dei mercati e sull’organizzazione delle filiere. Il filo conduttore è la sostenibilità economica della produzione agricola, declinata secondo le condizioni dei diversi comparti.