Legge di Bilancio 2026 e Decreto Milleproroghe: le principali novità per agricoltura, pesca e agroalimentare

Un insieme coordinato di disposizioni - contenute nella Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025, Supplemento ordinario n. 42/L, e nel decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2025 - interviene in modo diretto e indiretto sul sostegno al settore agricolo, della pesca e dell’agroalimentare.L’impianto normativo non introduce una riforma organica del settore primario, ma consolida e specializza strumenti fiscali e finanziari già sperimentati, rafforzando in particolare gli incentivi agli investimenti produttivi, il contenimento dei costi energetici e il sostegno alla domanda alimentare.

 

 

Credito d’imposta per investimenti nella produzione primaria agricola, pesca e acquacoltura

 

La misura di maggiore rilievo strutturale è l’introduzione di un credito d’imposta settoriale del 40% destinato alle imprese di produzione primaria di prodotti agricoli, nonché alle imprese della pesca e dell’acquacolturaIl credito è previsto dall’articolo 1, commi 454-459, della legge n. 199/2025 ed è riconosciuto per investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, espressamente individuati negli Allegati IV (beni materiali) e V (beni immateriali) annessi alla legge.


Gli investimenti agevolabili sono quelli effettuati nel periodo dal 1° gennaio 2026 al 28 settembre 2028. Il massimale di investimenti agevolabili è pari a 1 milione di euro per impresa, con un credito massimo teorico pari a 400.000 euro, nei limiti delle risorse complessivamente stanziate. La legge prevede un plafond di spesa pari a 2,1 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, con meccanismo di riparto in caso di domande eccedenti le risorse disponibili. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni, senza applicazione dei limiti generali di compensazione di cui all’articolo 34 della legge n. 388/2000 e all’articolo 1, comma 53, della legge n. 244/2007.

È obbligatoria la certificazione dei costi sostenuti, rilasciata da un revisore legale o da una società di revisione. Per le piccole e medie imprese, il costo della certificazione è riconosciuto tra quelli agevolabili fino a un massimo di 5.000 euro.


Sul piano delle condizioni di mantenimento dell’investimento, la legge stabilisce che, qualora i beni agevolati siano ceduti, destinati a finalità estranee all’attività d’impresa o, nel caso di leasing, non venga esercitata l’opzione di riscatto entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di completamento dell’investimento, il credito d’imposta è ridotto in misura corrispondente, con obbligo di riversamento del credito indebitamente fruito, senza applicazione di sanzioni e interessi.

 

 

Credito d’imposta per energia elettrica e gas a favore delle imprese agricole energivore e gasivore

 

La Legge di Bilancio 2026 interviene anche sul fronte dei costi energetici, prorogando e rimodulando i crediti d’imposta per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale a favore delle imprese agricole, forestali e della pesca classificate come energivore o gasivoreLa misura si innesta sul quadro normativo dell’articolo 16 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, e viene rideterminata dalla legge n. 199/2025 attraverso un meccanismo di riparto delle risorse disponibili.


Per il 2026, la legge stabilisce le percentuali effettive di fruizione del credito, determinate a seguito della chiusura delle comunicazioni presentate all’Agenzia delle Entrate. In particolare, risultano riconosciute:

  • una percentuale pari al 58,7839% del credito teorico per le micro, piccole e medie imprese agricole e forestali;
  • una percentuale pari al 58,6102% per le grandi imprese del settore primario.

Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione, previa comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate delle spese sostenute e di quelle previste, con successiva comunicazione integrativa a consuntivo. Anche in questo caso non si applicano i limiti generali di compensazione previsti dalla normativa vigente.

 

 

Fondo per la conversione degli allevamenti a sistemi senza gabbie

 

Sul versante del benessere animale, la Legge di Bilancio 2026 istituisce un Fondo nazionale per la conversione degli allevamenti a sistemi senza gabbie.

La misura è prevista dall’articolo 1 della legge n. 199/2025 e dispone una dotazione finanziaria pari a:

  • 500.000 euro per l’anno 2026;
  • 1 milione di euro per l’anno 2027.

Il Fondo è gestito dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ed è destinato prioritariamente ai comparti avicolo e suinicolo. Le modalità di accesso, i criteri di selezione e l’intensità degli aiuti saranno definiti con decreto del MASAF, di concerto con il Ministero della Salute, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato. Si tratta del primo intervento statale diretto, seppur molto limitato nello stanziamento, volto a sostenere investimenti strutturali per l’adeguamento degli allevamenti agli standard di benessere animale richiesti dai mercati e dalla distribuzione.

 

Fondo per i beni alimentari di prima necessità (“Carta dedicata a te”)

 

La manovra rafforza il sostegno alla domanda interna di prodotti alimentari attraverso l’incremento del Fondo per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, introdotto dalla legge n. 197/2022. L’articolo 1 della legge n. 199/2025 incrementa la dotazione del Fondo di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per un totale di 1 miliardo di euro nel biennio. Le modalità di utilizzo delle risorse sono demandate a un decreto del MASAF, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il MEF. La misura, pur non configurandosi come aiuto diretto alla produzione, ha ricadute rilevanti sul comparto agroalimentare in termini di sostegno alla domanda di beni agricoli e alimentari, in particolare attraverso i canali della grande distribuzione.

 

 

Zone Economiche Speciali e finestre applicative per gli investimenti

 

La Legge di Bilancio 2026 interviene inoltre sul quadro della ZES Unica, estendendo l’applicazione delle disposizioni di cui al decreto-legge n. 60/2024 agli investimenti realizzati nel periodo 2026-2028La norma disciplina le finestre temporali di presentazione delle comunicazioni relative agli investimenti agevolabili, fissate tra il 31 marzo e il 30 maggio di ciascun anno, e chiarisce i meccanismi di determinazione del credito d’imposta nei limiti delle risorse disponibili. Per il settore agricolo l’impatto della misura dipende dalla localizzazione territoriale delle imprese (il comma 453 rimanda a un successivo decreto ministeriale per l'individuazione esatta dei perimetri doganali) e dalla tipologia di investimenti effettuati, ma rappresenta una leva potenzialmente rilevante per il Mezzogiorno.

 

 

Lavoro agricolo: stabilizzazione del lavoro occasionale (LOAGRI)

 

La legge n. 199/2025 interviene anche sul fronte del lavoro, rendendo strutturale a decorrere dal 2026 il regime del lavoro occasionale in agricoltura, introdotto in via sperimentale dalla legge n. 197/2022. La modifica normativa elimina il precedente termine di scadenza e consente la piena operatività del regime anche dal 2026, prevedendo inoltre aggiustamenti tecnici che favoriscono l’utilizzo dello strumento nell’ambito dei contratti di rete e la gestione delle quote di prestazione tra imprese agricole. L’intervento mira a ridurre le rigidità del mercato del lavoro stagionale, mantenendo al contempo un perimetro regolato e controllato.

 

 

Risorse mirate per il settore primario

 

Nel complesso la Legge di Bilancio 2026, integrata dalle proroghe e dai chiarimenti contenuti nel decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, delinea un quadro di misure selettive e mirate, orientate a:

  • incentivare gli investimenti produttivi e tecnologici nel primario;
  • contenere i costi energetici delle imprese agricole;
  • sostenere il benessere animale;
  • rafforzare la domanda interna di beni alimentari.

Le principali criticità sono legate alla limitata dimensione dei plafond e alla complessità degli adempimenti tecnici richiesti, mentre le opportunità riguardano la possibilità di integrare gli strumenti fiscali in strategie aziendali di medio periodo, in coerenza con le politiche europee della PAC 2023-2027.