PIEMONTE: NASCE IL DIGI OPEN LAB, ALLEANZA TRA RICERCA, UNIVERSITÀ E IMPRESE PER L’AGRICOLTURA DIGITALE
Con la firma del Manifesto di intenti del Digi Open Lab, sottoscritto ieri a Torino nel grattacielo della Regione Piemonte, prende il via un’infrastruttura sperimentale dedicata all’agricoltura digitale che promette di rivoluzionare il concetto di "lavoro in campo" attraverso l'integrazione di robotica, sensoristica e intelligenza artificiale. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Agrion insieme ai quattro atenei, punta a strutturare un ecosistema stabile di innovazione capace di trasferire rapidamente tecnologie e conoscenze alle imprese agricole.
Il progetto si colloca nel quadro delle politiche europee e nazionali che individuano nella transizione digitale ed ecologica due fattori determinanti per rafforzare la competitività e la resilienza del sistema agricolo. Secondo la Commissione europea oltre il 40% delle aziende agricole dell’Ue presenta ancora un basso livello di digitalizzazione, con margini significativi di miglioramento in termini di efficienza produttiva, gestione delle risorse e sostenibilità ambientale. In Italia il mercato dell’agricoltura 4.0 ha raggiunto un valore di circa 2,5 miliardi di euro nel 2024, con una crescita costante trainata da sensoristica, sistemi di supporto alle decisioni e automazione.
In questo scenario si colloca il Digi Open Lab, articolato su una rete di living lab operativi. Il polo di Manta ospita il DiGi-Tree Lab, un meleto sperimentale di 2.000 metri quadrati dedicato alla frutticoltura di precisione, e lo SmartBEE Lab, focalizzato sul monitoraggio digitale degli alveari. A Carpeneto, alla Tenuta Cannona, è attivo il Digi Vit Lab, vigneto smart di 1,4 ettari. In fase di sviluppo l’Energy Lab, orientato alla gestione sostenibile della risorsa idrica con integrazione fotovoltaica, mentre sono in progettazione un laboratorio post-raccolta e una camera immersiva per la formazione avanzata.
La dimensione sperimentale si combina con una forte integrazione istituzionale e accademica. Il coinvolgimento di Politecnico di Torino, Università di Torino, Università del Piemonte Orientale e Università di Scienze Gastronomiche consente di coprire un ampio spettro disciplinare: dall’ingegneria agraria alla biologia vegetale, dalla chimica degli alimenti alle scienze ambientali. L’obiettivo è sviluppare soluzioni applicabili su scala aziendale, in grado di rispondere a criticità ormai strutturali del settore: cambiamento climatico, scarsità idrica, pressione fitosanitaria e volatilità dei mercati.
“L'agricoltura – ha dichiarato la rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi - oggi affronta sfide di portata storica: cambiamenti climatici, scarsità idrica, riduzione degli input chimici, difficoltà nel reperire manodopera specializzata. Sfide che non si affrontano in modo frammentato, ma costruendo esattamente il tipo di ecosistema che il Digi Open Lab rappresenta, un luogo in cui università, imprese e agricoltori lavorano fianco a fianco, dai frutteti sperimentali ai laboratori digitali, per trasformare la ricerca in soluzioni reali e trasferibili alle aziende del territorio”.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha inquadrato l'iniziativa come una necessità vitale per difendere un export che vale 8 miliardi di euro, ricordando che la conoscenza è l'unica vera potenza in grado di salvaguardare la quantità e la qualità delle produzioni di fronte ai dazi e alle tensioni internazionali. L’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha annunciato che questo percorso di eccellenza nazionale vedrà il Piemonte protagonista anche a Vinitaly il prossimo 13 aprile, dove verrà siglato un protocollo tra le regioni del Nord Italia per la ricerca vitivinicola.
Il Piemonte rappresenta un contesto particolarmente rilevante per testare modelli di innovazione integrata. In regione sono attive circa 43.000 aziende agricole, un milione di ettari coltivati e un export agroalimentare che supera gli 8 miliardi di euro, con una forte specializzazione nelle produzioni di qualità. Secondo Ismea le filiere ad alto valore aggiunto – vino, ortofrutta, trasformati – sono quelle che più beneficiano dell’adozione di tecnologie digitali, in termini di tracciabilità, gestione dei costi e accesso ai mercati internazionali.
Elemento qualificante del progetto è il collegamento diretto con il sistema imprenditoriale e con l’ecosistema delle startup. In occasione della firma è stata presentata AGRI.ON Call, iniziativa di accelerazione rivolta a startup agri-tech a livello nazionale, curata in collaborazione con LaGemma Venture. Il bando, attivo fino al 15 maggio 2026, selezionerà otto startup nazionali che potranno validare le proprie innovazioni direttamente nei living lab di Agrion, trasformando la ricerca scientifica in un motore reale di transizione ecologica e produttiva. Si tratta di un modello coerente con le politiche europee di sostegno all’innovazione, che attraverso Horizon Europe e la PAC 2023-2027 incentivano la creazione di ecosistemi regionali capaci di integrare ricerca, trasferimento tecnologico e applicazione pratica. Giacomo Ballari, presidente della Fondazione Agrion, ha dichiarato che “la sfida odierna impone di stabilire priorità nette nella ricerca per supportare efficacemente un comparto che affronta trasformazioni storiche nei mercati”.
Dal punto di vista tecnico il Digi Open Lab si configura quale piattaforma per lo sviluppo di soluzioni basate su sensoristica avanzata, intelligenza artificiale e robotica applicata. Tecnologie che consentono, per esempio, il monitoraggio in tempo reale dello stato idrico delle colture, la gestione di precisione degli input e la previsione delle fitopatie. Secondo la Fao l’adozione di sistemi digitali può ridurre fino al 20% l’uso di acqua e input chimici, migliorando al contempo le rese e la resilienza delle produzioni. La firma del Manifesto consolida dunque un modello di governance dell’innovazione che supera la frammentazione tra ricerca e impresa. Il passaggio chiave riguarda il trasferimento tecnologico: portare rapidamente in campo soluzioni validate, riducendo il gap tra sperimentazione e applicazione. In questa prospettiva, il Digi Open Lab si propone come infrastruttura di riferimento a livello nazionale, con l’ambizione di rafforzare la competitività del sistema agroalimentare piemontese e contribuire alla transizione verso un’agricoltura più sostenibile, digitale e orientata al mercato.