LATTE PUGLIESE A 0,51 €/L: C’È L’ACCORDO DI FILIERA, MA PER GLI ALLEVATORI IL PREZZO NON COPRE I COSTI
La filiera lattiero-casearia pugliese trova un punto di equilibrio sul prezzo del latte alla stalla, fissato a 0,51 euro al litro dopo settimane di confronto tra allevatori e trasformatori. L’intesa, raggiunta ieri con la regia dell’assessorato regionale all’Agricoltura, introduce un riferimento territoriale superiore ai valori medi del Nord e riporta stabilità in un comparto sotto pressione. La Regione Puglia rivendica il risultato quale frutto di una mediazione costruita sulla specificità produttiva locale. L’assessore Francesco Paolicelli ha evidenziato come l’accordo riconosca il valore del latte pugliese e della filiera corta, sottolineando l’impegno dell’amministrazione a vigilare sull’utilizzo corretto dell’origine regionale e a rafforzare gli strumenti di controllo lungo la catena produttiva.
I commenti delle organizzazioni
Dal lato agricolo le organizzazioni professionali leggono l’intesa con prudenza. Coldiretti Puglia, che nei mesi precedenti aveva denunciato prezzi sistematicamente inferiori ai costi di produzione, considera il valore di 0,51 euro al litro un passo avanti rispetto alle condizioni di mercato ma ancora insufficiente a garantire redditività alle aziende. La richiesta è di un riequilibrio più deciso lungo la filiera, con contratti che riflettano i costi reali sostenuti dagli allevatori, in particolare per mangimi ed energia.
Analoga la posizione di CIA, che sottolinea la necessità di accompagnare l’accordo con misure strutturali: aggregazione dell’offerta, rafforzamento delle organizzazioni di produttori e maggiore trasparenza nei meccanismi di formazione del prezzo. Senza questi elementi, il rischio è che il nuovo livello resti una soglia di contenimento delle perdite piuttosto che un reale punto di equilibrio economico.
Anche Confagricoltura evidenzia come il differenziale tra prezzo riconosciuto e costo di produzione, stimato in Puglia tra 0,58 e 0,59 euro al litro, continui a comprimere i margini aziendali. L’organizzazione richiama la necessità di investimenti in innovazione e dimensionamento delle aziende, leve indispensabili per migliorare l’efficienza e ridurre il gap competitivo rispetto alle aree del Nord Italia.
Sul versante della trasformazione le associazioni artigiane e industriali hanno riconosciuto il valore strategico della materia prima locale. Confartigianato Puglia ha evidenziato l’importanza di mantenere un legame stabile con gli allevatori del territorio, chiedendo contestualmente politiche di sostegno agli investimenti e all’efficientamento energetico per le imprese di trasformazione.
Le prospettive
Il quadro che emerge è quello di una filiera che ritrova un equilibrio negoziale ma che resta esposta a criticità strutturali. La Puglia produce circa 450 mila tonnellate di latte all’anno, con una forte vocazione verso produzioni di qualità come burrata e caciocavallo, ma soffre di una frammentazione produttiva che limita le economie di scala. L’accordo sul prezzo rappresenta quindi una base di lavoro. La sua efficacia dipenderà dalla capacità del tavolo permanente di affrontare i nodi storici del comparto: organizzazione dell’offerta, valorizzazione commerciale, innovazione tecnologica e piena trasparenza nei rapporti di filiera. In questo quadro la Regione è chiamata ad assumere il ruolo di garante dell’equilibrio tra gli attori e promotore di una strategia di lungo periodo per la zootecnia da latte pugliese.