CANALE CAVOUR 160 ANNI DOPO: UN’INFRASTRUTTURA CHE CONTINUA A GOVERNARE L’ACQUA E L’ECONOMIA DEL NORD ITALIA
L’acqua del Po che “si precipita fragorosa” tra le paratoie dell’opera di presa di Chivasso è la stessa che il 12 aprile 1866 segnò l’avvio di una delle più imponenti infrastrutture idrauliche europee. A distanza di 160 anni quel suono accompagna ancora oggi la gestione quotidiana di un sistema irriguo che sostiene agricoltura, ambiente ed economia su scala interregionale. La cerimonia celebrativa che si è svolta nello storico edificio di presa ha riportato al centro del dibattito tecnico e politico il ruolo strategico del Canale Cavour, tra memoria storica e sfide contemporanee.
Ad aprire l’evento è stato il sindaco di Chivasso, Claudio Castello, che ha richiamato la portata storica dell’opera: il 12 aprile 1866, con l’apertura delle paratoie da parte del principe Eugenio di Savoia-Carignano, nasceva “una delle più grandi opere idrauliche d’Europa”, capace di trasformare la pianura irrigua e sostenere, ancora oggi, agricoltura ed economia dopo quasi 60.000 giorni di esercizio ininterrotto. La dimensione storica e tecnica del cantiere è stata approfondita durante gli interventi che hanno ricordato come l’opera sia stata realizzata in soli mille giorni tra il 1863 e il 1866, con circa 14.000 operai impegnati “tutto e solo di braccia e di badile”, tra fornaci, paratoie, ponti e sifoni. Un patrimonio infrastrutturale che ancora oggi conserva funzionalità ed efficienza.
Sul piano gestionale, il ruolo del sistema irriguo è stato illustrato da rappresentanti dei consorzi, tra cui il presidente di Ovest Sesia Stefano Bondesan che ha evidenziato come il Canale Cavour alimenti un comprensorio di circa 300.000 ettari tra Piemonte e Lombardia. Si tratta del cuore della risicoltura europea: oltre il 50% del riso Ue è prodotto tra Vercellese e Novarese, con una filiera che supera il miliardo di euro di valore economico.
Dal punto di vista tecnico-idraulico l’intervento di Ettore Fanfani, commissario straordinario dell’Associazione di Irrigazione Est Sesia ha descritto il sistema come un vero e proprio “ghiacciaio verde”: una rete capace di trattenere e redistribuire l’acqua nel tempo. La portata derivata a Chivasso, al netto dell’evapotraspirazione, raggiunge il mare Adriatico in circa due settimane, mentre un’altra permane nel sistema irriguo fino a 150-180 giorni, contribuendo alla ricarica delle falde e al mantenimento degli ecosistemi. Un modello di gestione e riuso della risorsa considerato unico a livello internazionale.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha posto l’accento sul tema delle infrastrutture e della capacità realizzativa del Paese, evidenziando come opere di questa portata, realizzate in pochi anni nell’Ottocento, oggi incontrerebbero ostacoli significativi di natura burocratica e sociale. Cirio ha richiamato la necessità di recuperare una visione pragmatica nella gestione delle opere pubbliche, in particolare quelle legate all’acqua.
Il tema della gestione integrata della risorsa è stato ripreso anche da Francesco Vincenzi, presidente ANBI, che ha sottolineato come l’acqua non sia solo un fattore produttivo agricolo, ma una componente essenziale per la vita delle comunità e la sicurezza dei territori. Vincenzi ha evidenziato il ruolo dei consorzi di bonifica, di miglioramento fondiario e d’irrigazione nella manutenzione quotidiana del territorio e ha richiamato l’importanza di una pianificazione nazionale degli investimenti idrici, con oltre 7 miliardi di euro di progettazioni già disponibili.
Sul fronte istituzionale il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha definito la gestione delle acque una questione di sicurezza nazionale, alla luce degli effetti del cambiamento climatico. Le precipitazioni, ha osservato, mantengono volumi complessivi simili al passato ma con distribuzioni sempre più irregolari, rendendo indispensabile il ruolo delle infrastrutture irrigue come strumenti di adattamento e regolazione.
Un ulteriore elemento emerso riguarda il quadro normativo europeo, in particolare il tema del deflusso ecologico. I rappresentanti dei consorzi hanno evidenziato la necessità di un approccio equilibrato, capace di coniugare tutela ambientale e sostenibilità economica delle imprese agricole. L’irrigazione viene così reinterpretata come pratica multifunzionale, in grado di generare biodiversità, paesaggio e servizi ecosistemici oltre alla produzione. Sul piano degli investimenti il fabbisogno per la manutenzione e l’ammodernamento del Canale Cavour è stimato in oltre 200 milioni di euro. Interventi considerati prioritari per garantire la continuità operativa dell’infrastruttura e la sua resilienza rispetto agli stress climatici e idrologici.
A emergere con forza, nel corso della giornata, è anche il tema della “cultura dell’acqua”. Un patrimonio di conoscenze tecniche e pratiche, spesso dato per scontato, che rappresenta invece la base per una gestione sostenibile della risorsa. Come ricordato dagli interventi il sistema irriguo del Canale Cavour è il risultato di un equilibrio complesso tra ingegneria, agricoltura e organizzazione sociale, costruito e mantenuto nel tempo grazie al lavoro quotidiano di tecnici, operai e agricoltori.
A 160 anni dalla sua inaugurazione il Canale Cavour si conferma dunque un’infrastruttura strategica, capace di integrare produzione agricola, tutela ambientale e sicurezza territoriale. Un’opera nata per aumentare la produttività che oggi si configura quale piattaforma multifunzionale per la gestione dell’acqua in un contesto climatico ed economico in rapida evoluzione. La sfida, condivisa da istituzioni e operatori, è quella di preservarne l’efficienza e aggiornarne il ruolo, mantenendo quella visione tecnica e politica che rese possibile, nel XIX secolo, uno dei più avanzati sistemi irrigui d’Europa.