DATA CENTER IN LOMBARDIA. PERPLESSITÀ DELLA CIA: “LEGGE APPROVATA, MA IL SUOLO AGRICOLO RESTA SENZA VERA TUTELA”
La Lombardia è la prima regione italiana ad avere una legge dedicata ai data center. Il Consiglio regionale ha approvato la normativa il 26 maggio, con l'obiettivo di coniugare sviluppo tecnologico e sostenibilità ambientale, introducendo regole uniformi su autorizzazioni, consumo energetico e utilizzo del suolo. Il testo è passato con 49 voti a favore, 19 contrari e 3 astenuti.
Che cosa dice la legge
Il provvedimento individua come prioritarie le aree dismesse per contenere il consumo di suolo e favorire processi di rigenerazione urbana. Sul fronte energetico il testo promuove l'utilizzo di fonti rinnovabili per governare i consumi elevati tipici di questi impianti, prevedendo anche il riutilizzo del calore prodotto per il teleriscaldamento e per le comunità energetiche. La norma prevede la priorità per le aree dismesse, degradate, contaminate o sottoutilizzate, ma introduce anche oneri maggiorati in caso di insediamento in aree agricole o a tutela speciale. È questo il punto che la Cia Lombardia considera insufficiente a garantire una reale salvaguardia del suolo fertile. Tra le novità principali figura anche l'istituzione di uno "Sportello regionale per i centri dati", che gestirà il procedimento unico per le autorizzazioni, affiancato da una task force tecnica di supporto. Le opposizioni - Pd, M5S, AVS e Patto Civico - hanno criticato il provvedimento, giudicandolo insufficiente sotto il profilo dell'autonomia dei Comuni e privo di reali barriere alla cementificazione delle aree verdi.
Le preoccupazioni della CIA Lombardia
Il giorno dopo l'approvazione CIA Agricoltori Italiani Lombardia ha diffuso una nota di forte preoccupazione, firmata dal presidente Paolo Maccazzola. La critica è netta: la legge non garantisce una tutela concreta del suolo agricolo.
“La legge approvata non affronta fino in fondo il nodo centrale: la tutela reale del suolo agricolo. Parlare di priorità alle aree dismesse non basta - dichiara Maccazzola - se poi non esiste un vincolo chiaro che impedisca nuove trasformazioni delle campagne lombarde”. Per CIA Lombardia il problema non si limita al perimetro fisico dei data center. Il vero impatto riguarda tutto ciò che questi impianti portano con sé: linee elettriche ad alta tensione, cabine di trasformazione, infrastrutture di connessione, potenziali nuovi impianti energetici. Opere che, una volta posate, modificano in modo irreversibile il territorio agricolo circostante, anche se il data center sorge formalmente su un'area industriale dismessa.
“Anche se i data center venissero costruiti su aree dismesse - prosegue il presidente - resterebbe il problema delle infrastrutture collegate. Queste strutture consumano quantità enormi di energia e questo significa nuove reti elettriche, nuove connessioni e, in prospettiva, nuove centrali. Tutte opere che inevitabilmente hanno un impatto sul territorio”.
Chi paga il conto energetico?
Un secondo fronte critico sollevato dalla CIA riguarda i costi. L'organizzazione chiede con forza che gli investimenti necessari per sostenere i data center non vengano trasferiti sulle bollette di famiglie e imprese agricole attraverso il sistema tariffario energetico. “Se servono nuove infrastrutture elettriche o nuovi impianti per alimentare queste strutture - sottolinea Maccazzola - non possono essere considerate automaticamente opere di interesse pubblico da far pagare alla collettività. Se quelle infrastrutture servono ai grandi operatori digitali, allora devono essere loro a sostenerne integralmente i costi”. La questione tocca un principio politico più ampio: stabilire dove finisce l'interesse pubblico e dove inizia quello privato di strutture altamente energivore che operano come imprese commerciali.
Sul capitolo delle compensazioni CIA non ci sta
Particolarmente contestato è il meccanismo compensativo previsto dalla legge per chi costruisce su suolo agricolo. Per CIA Lombardia, pagare di più per consumare terreno fertile non equivale a non consumarlo. “Non possiamo pensare di compensare la perdita di terreno agricolo fertile piantando qualche albero su nuove aree agricole. La compensazione ambientale - osserva Maccazzola - non può diventare un alibi per continuare a consumare suolo produttivo. I boschi vanno realizzati dove servono davvero interventi di rinaturalizzazione, non sottraendo altro terreno all'agricoltura”.
Il richiamo alla FAO e alla sicurezza alimentare
CIA Lombardia allarga infine lo sguardo al contesto internazionale, richiamando gli allarmi della FAO sulla sicurezza alimentare globale. “Ogni metro quadrato di terreno fertile perso è irreversibile. Difendere il suolo oggi - conclude Maccazzola - significa difendere cibo, ambiente, presidio del territorio e futuro delle prossime generazioni. L'innovazione non può crescere a scapito dell'agricoltura”.