GIORNATA MONDIALE DELLA SICUREZZA ALIMENTARE 2026: FAO-OMS, CNSA E ICQRF, CHE COSA CAMBIA PER LA FILIERA ITALIANA

Il 7 giugno si è celebrata la Giornata mondiale della sicurezza alimentare, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e promossa congiuntamente da FAO e OMS attraverso il Codex Alimentarius. Il tema scelto per il 2026, “From burden to solutions – safe food everywhere”, traducibile come “Dall’onere alle soluzioni: alimenti sicuri ovunque”, mette al centro un punto decisivo: prima ancora di intervenire, occorre misurare.

 

Un’emergenza silenziosa con numeri globali

 

I dati pubblicati in occasione della giornata restituiscono una fotografia ancora allarmante. L’OMS stima che il cibo contaminato causi 866 milioni di malattie e 1,52 milioni di morti ogni anno, colpendo quasi una persona su nove a livello globale. Non si tratta soltanto di una questione sanitaria dei Paesi a basso reddito: i cambiamenti delle abitudini alimentari, le pressioni ambientali, la globalizzazione e le disuguaglianze nei sistemi alimentari continuano a determinare chi è maggiormente esposto al rischio, anche nelle filiere più strutturate e certificate. Dal punto di vista delle fonti di contaminazione, l’esposizione a batteri e virus di origine alimentare nonché le infezioni parassitarie ha causato la maggior parte delle malattie, mentre le sostanze chimiche hanno rappresentato una quota rilevante dei decessi da cibo contaminato, con particolare riguardo ai contaminanti più critici per la salute pubblica.

 

L’agenda 2026: per la prima volta stime nazionali

 

La novità scientifica più rilevante di quest’anno è l’annuncio di un aggiornamento straordinario delle basi conoscitive globali. Nel 2026 l’OMS pubblicherà le stime più complete mai prodotte sul carico globale, regionale e, per la prima volta, nazionale delle malattie di origine alimentare, riferite al periodo 2000-2021. La nuova edizione fornirà stime a livello nazionale, colmando un vuoto informativo rilevante e offrendo agli Stati gli strumenti per rafforzare i sistemi nazionali di controllo e ridurre il carico futuro. Il rapporto includerà anche stime del peso economico delle malattie di origine alimentare. Per i gestori del rischio lungo la filiera, poter disporre di dati disaggregati per agente causale e per comparto produttivo significa orientare le risorse verso le misure di controllo più efficaci, invece di agire in modo indifferenziato.

 

Il contesto italiano: CNSA, EFSA e ICQRF

 

La giornata di quest’anno cade in un momento di rinnovato protagonismo delle istituzioni italiane ed europee per la sicurezza alimentare. Lo scorso 30 marzo il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA), organo tecnico-consultivo del Ministero della Salute previsto dal Reg. (CE) n. 178/2002, ha approvato il suo Programma Triennale 2026-2028, tentando di invertire una rotta segnata da anni di bassa operatività. Il documento riafferma che la valutazione del rischio costituisce un processo scientifico specialistico che richiede l’analisi sistematica di dati e studi, e ribadisce la necessità della separazione funzionale tra valutazione e gestione del rischio quale requisito essenziale per garantire l’indipendenza scientifica. Il piano si propone di lavorare in stretto raccordo con l’EFSA, con sede a Parma, che fornisce consulenze scientifiche indipendenti sui rischi connessi all’alimentazione, pubblicando pareri sui rischi attuali ed emergenti che confluiscono nelle legislazioni e nelle strategie politiche europee.

 

Sul versante dei controlli operativi, nel quinquennio 2021-2025 il numero complessivo degli interventi nel settore agroalimentare è cresciuto del 25,7%, passando da 251.659 a oltre 315.000. Le ispezioni congiunte, che coinvolgono almeno due enti nello stesso intervento, sono quasi raddoppiate tra il 2023 e il 2025, passando da 1.127 a 2.174, a dimostrazione di un’azione sempre più coordinata tra ICQRF, Carabinieri, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, AGEA e Polizia di Stato. A livello internazionale l’ICQRF ha sottoscritto un Memorandum of Understanding con la Food Standards Agency del Regno Unito per rafforzare la cooperazione bilaterale nel contrasto alle frodi e ai crimini alimentari, con priorità su frodi via e-commerce, gruppi criminali organizzati e falsificazione dell’origine geografica.

 

Cinque imperativi per tutta la filiera

 

Il messaggio del Codex Alimentarius non si rivolge solo ai governi. Le cinque calls to action della giornata sono: garantire la sicurezza (compito dei governi), produrre in sicurezza (produttori agricoli e buone pratiche), conservare la sicurezza (operatori commerciali), conoscere la sicurezza (consumatori informati) e fare rete per la sicurezza alimentare. Il secondo e il terzo invito all’azione - produrre e conservare in sicurezza - interpellano direttamente tecnici agronomici, imprenditori agricoli e operatori della prima trasformazione. I dati sanitari affidabili sul carico delle malattie legate agli alimenti non sicuri sono il fondamento per politiche basate sulle prove, azioni multisettoriali coordinate e scelte consapevoli dei consumatori: i governi possono tradurli in politiche di intervento mirate ed efficienti, le imprese alimentari possono migliorare le pratiche operative.

 

Per il settore primario italiano, che opera in uno dei quadri regolatori tra i più esigenti al mondo, la giornata è il promemoria annuale che la sicurezza alimentare non è un vincolo burocratico, ma una condizione abilitante per la competitività e per il riconoscimento del valore prodotto in campo.