CAPORALATO E LAVORO NERO IN AGRICOLTURA: CONTROLLI STRAORDINARI INL, SANZIONI FINO A 46.800 EURO PER LAVORATORE
L'Ispettorato Nazionale del Lavoro avvia una campagna straordinaria di vigilanza nelle campagne italiane. Nel mirino lavoro nero, sfruttamento della manodopera, irregolarità contributive e mancato rispetto dei contratti.
L'estate 2026 porta con sé un'intensificazione dei controlli sul lavoro agricolo. Con la nota n. 4227 del 9 giugno 2026 l'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha disposto l'avvio immediato di una campagna straordinaria di vigilanza su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con INPS, INAIL e Carabinieri per la Tutela del Lavoro. La decisione è maturata a seguito di una riunione convocata dal Ministero del Lavoro il 5 giugno a Reggio Calabria e si inserisce in un'attività ispettiva già in crescita. Nel 2025 sono state effettuate 10.044 verifiche nel settore agricolo, con un incremento del 13,5% rispetto all'anno precedente.
I controlli si svilupperanno nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre, con possibilità di proroga, e interesseranno in particolare le aree caratterizzate da un forte impiego di manodopera stagionale. L'Ispettorato qualifica espressamente questa attività come una priorità strategica per il periodo estivo.
Come saranno effettuati i controlli
Le verifiche non saranno casuali. Gli ispettori utilizzeranno il Portale Nazionale del Sommerso, le banche dati dell'Ispettorato, dell'INPS e dell'INAIL e le informazioni raccolte a livello territoriale per individuare preventivamente le situazioni a maggiore rischio. I controlli saranno eseguiti da gruppi misti composti da personale dell'INL, dell'INPS, dell'INAIL e dell'Arma dei Carabinieri, consentendo verifiche contemporanee sugli aspetti lavoristici, contributivi, assicurativi e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Particolare attenzione sarà rivolta ai comparti che impiegano elevati volumi di manodopera stagionale, tra cui ortofrutta, vitivinicolo, olivicolo, agrumicolo e produzioni orticole intensive.
Gli accertamenti riguarderanno la regolarità delle assunzioni, le comunicazioni obbligatorie preventive, la corrispondenza tra giornate dichiarate e giornate effettivamente lavorate, l'applicazione dei contratti collettivi, il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi, il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza, nonché le modalità di reclutamento, trasporto e alloggio dei lavoratori.
Lavoro nero: quanto può costare all'impresa
Il principale rischio economico riguarda l'impiego di lavoratori senza preventiva comunicazione di assunzione. La maxisanzione per lavoro nero, prevista dall'articolo 3 del Decreto-Legge n. 12/2002 e aggiornata dal Decreto-Legge n. 19/2024, varia in funzione della durata dell'impiego irregolare. Gli importi vanno da 1.950 a 11.700 euro per ciascun lavoratore impiegato fino a 30 giorni, da 3.900 a 23.400 euro da 31 a 60 giorni e da 7.800 a 46.800 euro oltre i 60 giorni. In caso di recidiva le sanzioni possono aumentare ulteriormente. Un esempio aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno. Considerando i livelli retributivi normalmente applicati in agricoltura, un lavoratore stagionale impiegato per circa 60 giornate durante una campagna di raccolta comporta un costo lordo indicativo compreso tra 4.500 e 5.000 euro, al quale vanno aggiunti contributi previdenziali, premi assicurativi e altri oneri previsti dalla normativa.
Se nel corso di un'ispezione viene accertato che il rapporto di lavoro è stato svolto in assenza delle prescritte comunicazioni e degli adempimenti obbligatori, l'impresa può essere chiamata a regolarizzare integralmente la posizione del lavoratore, versando retribuzioni, contributi e premi non corrisposti, oltre alle sanzioni e agli interessi previsti dalla legge. Nel caso di un impiego irregolare protratto oltre 60 giorni, la sola maxisanzione può arrivare fino a 46.800 euro per ciascun lavoratore, importo che si aggiunge agli ulteriori oneri derivanti dall'accertamento.
Il rischio della sospensione dell'attività
Le conseguenze non si fermano agli aspetti economici. La normativa consente agli organi di vigilanza di disporre la sospensione dell'attività imprenditoriale in presenza di lavoro irregolare o di gravi violazioni in materia di salute e sicurezza. Per un'azienda agricola una sospensione durante una campagna di raccolta può tradursi nella perdita del prodotto, nel mancato rispetto dei contratti di conferimento e in pesanti ripercussioni organizzative e commerciali.
Quando si configura il caporalato
Il lavoro nero e il caporalato non coincidono necessariamente. L'articolo 603-bis del Codice Penale interviene quando all'impiego della manodopera si accompagnano condizioni di sfruttamento e approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori. La norma punisce sia chi recluta manodopera destinandola al lavoro presso terzi sia chi utilizza lavoratori sottoponendoli a condizioni di sfruttamento. Le pene prevedono la reclusione da uno a sei anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore coinvolto. In presenza di violenza o minaccia la reclusione sale da cinque a otto anni. Tra gli indici di sfruttamento individuati dalla legge figurano retribuzioni significativamente inferiori a quelle previste dai contratti collettivi, reiterate violazioni degli orari di lavoro e dei riposi, inosservanza delle norme di sicurezza e condizioni di lavoro o di alloggio degradanti.
Un tema che riguarda l'intera filiera
Le conseguenze di un accertamento non si limitano alle sanzioni. Negli ultimi anni cooperative, organizzazioni di produttori, industria alimentare e grande distribuzione hanno rafforzato i controlli sui requisiti sociali delle imprese fornitrici. La regolarità dei rapporti di lavoro è diventata un elemento sempre più rilevante nei processi di qualificazione e selezione aziendale. Una contestazione per lavoro irregolare o, nei casi più gravi, per sfruttamento della manodopera può incidere sulla reputazione dell'impresa e compromettere rapporti commerciali consolidati lungo la filiera agroalimentare.
La prevenzione resta la soluzione più conveniente
La nota INL n. 4227 non introduce nuove sanzioni. Cambia però il livello di attenzione sul settore agricolo, attraverso controlli programmati, analisi del rischio e interventi coordinati tra più amministrazioni. Per le imprese agricole diventa quindi essenziale verificare preventivamente la correttezza delle assunzioni, l'applicazione dei contratti collettivi, la registrazione delle giornate lavorate, il versamento dei contributi, gli adempimenti in materia di sicurezza e la gestione della manodopera stagionale. La campagna straordinaria dell'Ispettorato conferma come la regolarità del lavoro rappresenti oggi non soltanto un obbligo normativo, ma anche una condizione sempre più importante per garantire competitività, continuità produttiva e accesso alle filiere organizzate del sistema agroalimentare.