NESSUN TAGLIO ALLE ORE EQUIVALENTI PER IL BIOGAS AGRICOLO. LA SPESA STIMATA RESTA SOTTO IL TETTO NORMATIVO
Il GSE ha pubblicato gli esiti della stima dei costi per quest'anno: biomasse e biogas non subiranno limitazioni alla produzione. Il ruolo dei prezzi dell'elettricità. Che cosa cambia per gli operatori e che cosa resta ancora da definire
Con la pubblicazione degli esiti della stima annuale del costo del meccanismo BIO-PMG da parte del Gestore dei Servizi Energetici, si chiude, almeno per quest'anno, una delle pagine di maggiore incertezza che il comparto del biogas agricolo elettrico abbia vissuto negli ultimi periodi. La notizia è positiva: per il 2026, gli impianti a biogas e a biomasse non saranno soggetti ad alcuna riduzione delle ore equivalenti riconosciute nell'ambito del meccanismo dei Prezzi Minimi Garantiti.
Un percorso complicato che si è risolto bene
Come AgriNewsItalia ha seguito in dettaglio sin dalla pubblicazione della bozza a fine 2025 e poi nel dibattito parlamentare del marzo scorso, il decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21 - il cosiddetto Decreto Bollette, convertito con legge 49/2026 - ha introdotto all'articolo 5 un meccanismo di controllo della spesa legata ai PMG per biogas, biomasse e bioliquidi. Il meccanismo affida al GSE il compito di stimare, per ciascun anno, il costo atteso del meccanismo e di confrontarlo con un tendenziale di spesa fissato per legge: se la stima supera il tetto, scatta la riduzione delle ore equivalenti produttive riconoscibili agli impianti. Se rimane al di sotto, nessun taglio. La delibera ARERA 174/2026/R/EEL del 19 maggio aveva fissato le regole operative. Con la comunicazione del 15 giugno il GSE ha applicato quelle regole ai dati reali, effettuando la stima sulla base della produzione storica degli impianti e dei parametri definiti dall'Autorità.
I numeri della stima
Per le biomasse il costo stimato per il 2026 ammonta complessivamente a 398,2 milioni di euro - 188,4 nel primo semestre e 209,8 nel secondo - a fronte di un tendenziale di spesa fissato dalla norma a 582,4 milioni. Per il biogas la stima totale è di 90 milioni di euro (28,5 nel primo semestre, 61,5 nel secondo), con un tendenziale di 160 milioni. In entrambi i casi il margine rispetto al tetto è ampio e tale da escludere qualsiasi meccanismo di decurtazione. Diverso l'esito per gli impianti a bioliquidi: la stima 2026 si attesta a 1.040,8 milioni di euro contro un tendenziale di 700 milioni. Per questi impianti saranno quindi previste riduzioni delle ore equivalenti, le cui modalità operative saranno rese note dal GSE nelle prossime settimane nelle sezioni dedicate del proprio sito.
Il fattore prezzi: un elemento non trascurabile
Come segnalato anche dal Consorzio Monviso Agroenergia, uno dei principali organismi consortili del settore, che raggruppa impianti di tutta Italia, in prevalenza in area piemontese e lombarda - un contributo rilevante al contenimento della spesa stimata è venuto dall'andamento dei prezzi dell'elettricità. I PMG sono, per loro natura, uno strumento di integrazione dei ricavi: quando il prezzo di mercato sale il differenziale tra il prezzo minimo garantito e il valore di vendita si riduce, e con esso la spesa a carico degli oneri di sistema. Il livello sostenuto dei prezzi elettrici nel corso del 2025 e dei primi mesi del 2026 ha dunque alleggerito strutturalmente il peso del meccanismo, contribuendo a tenere le stime al di sotto del tetto normativo.
Le novità per gli operatori
Per i gestori di impianti a biogas agricolo che operano in regime di PMG l'esito della stima significa che per l'anno in corso non ci saranno interventi riduttivi sulla produzione riconoscibile. Gli impianti potranno operare secondo le ore equivalenti ordinariamente previste dalla loro convenzione con il GSE, senza dover pianificare fermate o riduzioni di attività per rientrare in quota. Il quadro non è però definitivo in senso assoluto. Il GSE ha precisato che procederà a un aggiornamento mensile della stima nel corso del secondo semestre, sulla base dei dati consuntivati. Se i prezzi dell'elettricità dovessero scendere sensibilmente o la produzione effettiva degli impianti discostarsi dalle proiezioni, i margini attuali potrebbero ridursi. Restano inoltre ancora da definire, da parte del GSE, i valori numerici effettivi delle ore equivalenti semestrali e le modalità operative di applicazione di eventuali aggiustamenti in sede di liquidazione mensile e conguaglio annuale.
Un segnale positivo, con riserva di conferma
Per un settore che negli ultimi mesi ha vissuto in un clima di forte incertezza regolatoria, la comunicazione del GSE rappresenta una tappa importante. Non un traguardo definitivo, perché il quadro normativo del periodo 2026-2030 rimane articolato e richiede un monitoraggio costante, ma un segnale concreto che il meccanismo, nella sua prima applicazione annuale, non si è tradotto nei tagli che molti operatori temevano.
La posizione di Confagricoltura Piemonte
Soddisfazione è stata espressa anche da Confagricoltura Piemonte, che nei mesi scorsi si è attivamente impegnata sul dossier a tutela delle imprese associate. “È una notizia positiva per le aziende agricole piemontesi che hanno investito nel biogas e nelle biomasse”, dichiara il presidente Enrico Allasia. “Il mancato taglio permette agli imprenditori agricoli di continuare a investire per innovare e rendere sempre più sostenibile un settore di per sé già virtuoso. Restiamo comunque vigili: il GSE dovrà ancora formalizzare i valori delle ore equivalenti per il secondo semestre e le modalità di liquidazione, e Confagricoltura Piemonte continuerà a monitorare l'evoluzione del dossier in tutte le sedi opportune”.
Nelle prossime settimane, con la formalizzazione da parte del GSE delle modalità applicative per le singole tipologie di impianto, il quadro diventerà più completo.